Lentamente la nuova tipologia di titolo di Stato italiano prende forma: da venerdì si è saputo che avrà scadenza 10 anni e che prevederà tre scalini – uno iniziale e due successivi - nella sua struttura “step-up”. Ora si attende di conoscere il tasso iniziale e soprattutto l’eventuale auspicabile premio aggiuntivo rispetto a scadenze equivalenti. Intanto i dubbi sulla sua convenienza reale circolano, sebbene celati dall’“ordine di scuderia” che in questo momento il Tesoro ha necessità, come non mai, di reperire risorse sul mercato. Ciò è vero ma tecnicamente Bond oggi, che sta solo dalla parte degli investitori, alcuni quesiti deve porli, gli stessi che già avanzano non pochi osservatori indipendenti. Li sintetizziamo in alcune obiezioni utili per chi deve decidere se mettere in portafoglio il Btp Futura da lunedì 6 luglio.

  1. Troppo lungo per… - Il maggiore motivo di richiamo sta nell’indicizzazione al Pil, relativo però solo al premio finale cosiddetto di fedeltà. Se n’è fatto uno slogan ma pensare che un riconoscimento così lungo e incerto possa svolgere un ruolo decisivo nella valutazione della convenienza o meno appare improbabile. Con una forchetta dall’1 al 3% finale si traduce infatti in una “gratifica” dallo 0,1 allo 0,3% annuale, modesta per diventare attrattiva su una scadenza così lunga. Di fronte a una volatilità media dei Btp ormai superiore agli standard di sicurezza l’importo del premio sarà ampiamente compensato da una non esasperata gestione attiva di “buy” e “sell”.
  2. La volatilità appunto - Proprio questo fattore rappresenta il motivo di maggiore incertezza, poiché strutturalmente le obbligazioni a tasso crescente sono soggette a elevate variazioni delle quotazioni dovute a vari fattori ma soprattutto alle tensioni di politica monetaria. E’ vero che il nuovo prodotto nasce in una fase molto particolare ma nessuno può escludere (anzi tutti dobbiamo augurarci!) che nell’arco di dieci anni la Bce modificherà le sue linee guida più volte, causando forte volatilità su uno strumento come il Btp Futura.
  3. Struttura poco appetibile - Tutto questo avviene rispetto a una tipologia obbligazionaria a tassi crescenti generalmente poco apprezzata sul secondario, specialmente nel contesto dell’euro, più avaro in termini di redimenti. Gli “step-up” sono sempre stati giudicati bond da specialisti e non sarà di certo il Btp Futura a modificare tale valutazione.
  4. Il crescere dei tassi - Il mercato sta parlando di tre scalini dello “step-up” ma in realtà sono due: al quinto e all’ottavo anno. Quindi per i primi quattro anni (decisivi per il successo dell’iniziativa) si tratterà di un tasso fisso seppur strutturato su una scadenza nettamente più lunga. Oggi un decennale rende dall’1,36% (Btp 3,5% 1/3/2030) all’1,45% (1,65% 1/12/2030). Ipotizzare quindi un 1,4% come cedola lorda iniziale sarebbe coerente con quanto sta avvenendo, sebbene in realtà uno “step-up” dovrebbe partire da un valore minore per poi tendere verso livelli superiori rispetto al rendimento di un’equivalente scadenza al momento dell’esordio. Data la necessità dell’emittente di reperire capitali dai mercati l’ipotesi 1,4% - visto anche il precedente del Btp Italia 2025 – è però poco realistica e il fattore decisivo di minore o maggiore successo consisterà nell’importo di tasso addizionale dei due scalini successivi. Tutto dipenderà poi da un auspicabile premio aggiuntivo ma la situazione in corso – in un mercato drogato dalla Bce – non appare incoraggiante da questo punto di vista.
  5. Perché due scalini? - Poco coraggiosa risulta la scelta di uno “step-up” con soltanto un doppio rialzo di cedola. Ipotizzare un aumento ogni anno sarebbe stato illogico ma almeno ogni due anni molto più attraente. Di tassi crescenti così poco progressivi ce se sono pochi sul mercato e l’opzione va controcorrente, il che in una situazione quale l’attuale non appare seducente per l’investitore, salvo che ci sia qualche sorpresa inattesa che possa modificare la valutazione.
  6. La concorrenza in casa – Inevitabilmente torna allora d’attualità la domanda se non convenga preferire, in un quadro molto incerto quale quello in corso, il Btp Italia 2025 (Isin IT0005410912), che rende oggi fra l’1 e l’1,05% annuo, con però la più favorevole indicizzazione all’inflazione nazionale, premiante nel lungo termine rispetto a una correlazione con il Pil (e solo finale), o addirittura il Btp€1 2030 (Isin IT0005387052), che si compra sotto i 95 euro ma che prevede l’indicizzazione all’inflazione europea, in prospettiva molto più rimunerante in confronto al “regalo” finale del Btp Futura.
  7. Scommettere è lecito - Gli aspetti di incertezza non sono pochi ma logicamente la valutazione definitiva sarà possibile quando verranno annunciati cedola iniziale e valore di quelle successive. Soltanto una scelta audace – con un bel premio oltre i rendimenti in corso - potrebbe invertire il primo flusso di notizie note sul Btp Futura e non è escluso che ciò avvenga, come già successo nel caso dell’ultimo Btp Italia. Aspettiamo quindi che si alzi il coperchio più atteso. Proviamo intanto a ipotizzare un valore di cedola iniziale: dovrà essere almeno dell’1,6% e meglio ancora se dell’1,8%. Ora non resta che attendere venerdì 3 luglio quando questo aspetto finale sarà svelato.