Giornata oggi campale per il Btp Futura e stiamo parlando della prima emissione, quella nel portafoglio di molti risparmiatori italiani. In attesa infatti dell’annuncio dei tassi cedolari minimi garantiti della seconda edizione, comunicati nel pomeriggio, si tratta di valutare la convenienza o meno di uno switch dal quotato 2030 all’esordiente 2028, operazione tipica soprattutto per i Btp Italia. Considerando che il primo Futura ha chiuso ieri sera con rendimento dello 0,98% rispetto a una cedola dei primi quattro anni all’1,15% e aggiungendo commissioni di uscita e oneri fiscali è evidente che vendendo si viaggia sul filo del rasoio. Al momento dell’annuncio della sua scala tassi il 3 luglio scorso il rendimento del corrispondente decennale a tasso fisso si aggirava all’1,33% contro l’1,28% yield medio a scadenza dello “step-up”, il che deriva dal fatto che l’emittente ha considerato per il Futura anche il fattore premio finale legato al Pil. Oggi il Btp a tasso fisso a 8 anni (scadenza per il nuovo) rende lo 0,42%. I margini per l’emittente appaiono quindi molto modesti e uno “switch” per gli investitori improponibile, salvo che il Tesoro voglia in qualche modo promuovere la nuova emissione, che ha – almeno sulla carta -  poche possibilità di risultare realmente competitiva. Discorso a parte, si tenga poi conto del fatto che il Futura prima edizione si caratterizza per una “duration” di 9,5, quindi quasi dieci volte superiore rispetto al rendimento in corso, rapporto insostenibile. Non ci si faccia quindi incantare dai tanti studi di banche e Sim, che in questi giorni forniscono numeri incoraggianti per lo “step-up” italiano. Ragionare con il metro di oggi può portare a errori clamorosi, ancor più nel caso di chi ipotizza “switch” da Btp Italia e Btp€i verso il nuovo Futura, congettura priva di senso anche – come viene consigliato – in ottica di “buy and hold”, cioè di detenzione fino a scadenza. I numeri sono quelli esposti. Tutto il resto appartiene al mondo delle parole. 

Su Tlx un nuovo Pemex

Di ieri la comunicazione dell’esordio sulla piattaforma italiana del nuovo Pemex 6,95% scadenza 2060 in Usd (Isin US71654QDF63 – taglio 10.000), per ora non ancora scambiato e con “book” dallo spread paradossale (bid 80,7 – ask 86,5). Dove si colloca realmente sulla “yield curve” della società petrolifera messicana? I nostri calcoli lo indicano con precisione. Sul mercato Otc viene dato fra 81 e 84, con spread fra i 50 e i 100 pb. Il prezzo più attendibile è sugli 83,7, equivalente a un rendimento a scadenza dell’8,5%. Rispetto alle altre emissioni si posiziona al vertice della classifica in un’area ristretta in cui si ritrovano anche gli altri extralunghi di Petroleos Mexicanos. Nella scelta il fattore decisivo sta però nello spread denaro-lettera, che vede fortemente penalizzato l’esordiente 2060 se trattato su Tlx. Almeno per ora!

Peso messicano e Bei: dove collocarsi

L’ormai quasi scontata vittoria di Biden alle presidenziali Usa e la stabilizzazione del contagio da Covid in Messico contribuiscono a un lento miglioramento del peso sull’euro. In ottica di lungo termine è ancora poca cosa ma passi avanti sono stati realizzati. Ai 24,5 di cross occorre comunque attendere un avvicinamento all’area dei 24, decisiva per un rafforzamento. È in ogni caso sul fattore valutario che si muove l’interesse per l’obbligazionario in Mxn, visto che il rendimento del governativo (rating BBB) nella divisa locale si aggira sul 5,9% relativamente al decennale, mediocre se rapportato ai valori del passato. Nel caso invece dei Bei a tasso fisso (rating AAA) espressi in Mxn, fra l’altro con scadenze mediamente più corte, non si supera nel migliore dei casi il 5,6%. Nessuno dei titoli quotati sul Mot è sotto 100. Il più caro in assoluto è l’8% scadenza 2027 (Isin XS1547492410 – taglio 1.000 – yield 5,56%), molto volatile negli ultimi due giorni e che ha chiuso la seduta di ieri a 112,6 ma con soli tre scambi in giornata. Il rendimento più alto lo si riscontra invece sul 6,5% scadenza 2027 (Isin XS1588672144 – taglio 1.000), che batte però di pochissimo il precedente, con un 5,59%. Considerando tutti i Bei non zero coupon presenti sul Mot solo tre si attestano sopra il 5% di yield, mentre gli altri si posizionano mediamente sul 4,5%. La scelta quindi è limitata e l’attenzione rivolta agli spread denaro-lettera fondamentale in un contesto fra l’altro di volatilità in crescita.