Si ripete quanto avevamo visto a settembre? In parte sì e in parte no ma la correzione iniziata questa settimana per Btp e high yield apre nuove prospettive, specialmente dopo la pesante seduta di ieri, che ha modificato il quadro generale con un movimento non giustificabile come semplice effetto di prese di profitto post nuovi massimi toccati a metà febbraio. Innanzi tutto si è rotto l’equilibrio di un settore obbligazionario totalmente rialzista. Non è più così, con due fronti ormai contrapposti, quello degli iper forzuti (Us Treasuries, Bund e compagni europei ad alto rating, nonché corporate) e quello dei super influenzati da coronavirus (appunto i Btp, gli high yield, e perfino – seppur modestamente – i francesi Oat). 

Si va proprio sul corto

In realtà il mercato è andato oltre, preferendo perfino fra i primi le scadenze molto brevi. Le curve segnalano infatti acquisti pesanti sulle vite residue a uno e a due anni anche laddove i rendimenti sono pesantemente negativi. Altro che effetti da alleggerimenti sull’azionario! E’ un indice invece di paura non proprio razionale. Inevitabili quindi i movimenti ribassisti per le componenti più deboli, che naturalmente meritano maggiore approfondimento. Dopo aver però segnalato una vera e propria corsa nei confronti degli Us Treasuries, fra i quali l’obiettivo 1% sta diventando possibile nell’arco di poco tempo. Vi si sta avvicinando infatti l’intero tratto della “yield curve” fra uno e cinque anni, mentre la scadenza a un mese renderebbe sulla carta l’1,64%, con il condizionale d’obbligo data l’impossibilità di eseguire scambi su una vita residua così marginale.