Debolezza per i nostri titoli di Stato ma in un quadro di “risk on”, come conferma l’azionario in trend positivo. È quindi inevitabile che in una simile situazione si vedano segni meno davanti ai Btp, senza però doversi preoccupare più di tanto. Sta avvenendo quanto avevamo previsto nei giorni scorsi: veloci ma brevi rialzi e altrettanto veloci ma corti ribassi in un movimento ondulatorio che potrebbe proseguire. Il Future long term e i Btp con lunghe scadenze evidenziano oscillazioni simili, con nelle ultime cinque giornate due sedute iniziali rialziste e due finali ribassiste, intermezzate da una caratterizzata da una piccola candela ad ampia “shadow” sovrastante. Si sta ripetendo in formato minore quanto si era già visto nella seconda parte di agosto, con la differenza che allora le sedute consecutive all’insù e all’ingiù erano state quattro. Il mercato quindi è attendista ma più di dinamiche governativo-economiche che di politica monetaria, sulla quale non ci sono certo incertezze. L’azione della Bce continuerà con il suo piano di acquisto almeno fino a giugno del 2021 in assenza di improvvisi e improbabili risvegli inflattivi. 

Proteggersi non fa però male

In questo contesto di relativa tranquillità non si deve tuttavia essere incondizionatamente ottimisti. Di variabili che possano modificare il quadro ce ne sono, a cominciare da quelle di stabilità politica nazionale o di improvvisa violenta recrudescenza del Covid. Per ora quindi è solo un esercizio di matita e taccuino quello di calcolare dei supporti decisivi ma che va fatto in ogni caso da parte di chi detiene prezzi di carico molto favorevoli. 

Il Btp 2,8% 2067 (Isin IT0005217390) ha ancora ampi margini prima di far scattare il “sell”. Ai 116,6 di ieri dovrebbe infatti scendere fino ai “fatidici” 110,9, che questa volta svolgerebbero ancor più un ruolo chiave poiché lì si incrocerebbe anche la media mobile a 200 sedute. Alcuni indicatori – se analizzati su base settimanale – suggeriscono tuttavia una certa prudenza, poiché si inizia a intravedere la fine di un trend che potrebbe (ma il condizionale è d’obbligo) far scendere il 2067 su livelli più bassi.

Il Btp 3,45% 2048 (Isin IT0005273013) dà le stesse indicazioni con numeri diversi: supporto a 126,2 contro l’ultima quotazione a 131,4 ma in questo caso c’è il Chaikin Money, che confronta la forza dei compratori (pressione rialzista) con quella dei venditori (pressione ribassista), per la prima volta da giugno accesosi sul rosso. Se ciò proseguisse per una o due sedute non ci sarebbe nulla di preoccupante; oltre invece l’avvertimento andrebbe preso in considerazione.

Il Btp 2,95% 2038 (Isin IT0005321325) ha trovato un punto di appoggio sui 120, meno lontano rispetto al proprio vero supporto (a 116,9) in confronto ai due Btp precedenti. In questo caso inoltre la media mobile a 10 periodi ha già forato al ribasso quella a 40 periodi.

Il Btp 1,35% 2030 (Isin IT0005383309) è un po' più nervoso, forse per il contenuto distacco dell’ultima quotazione dal primo supporto. Al valore di chiusura di ieri (103) si contrappone un livello di difesa a 101,1 ma già da alcuni giorni vari indicatori sono impostati sul “sell”, con la possibile identificazione di un quasi fine trend rialzista.

Il Btp 1,85% 2024 (Isin IT0005246340) evidenzia inevitabilmente uno stacco modesto fra prezzo di chiusura di ieri (105,86) e primo supporto da monitorare (105,37), sotto il quale si tornerebbe indietro di mesi. 

Meno muscolosi i corti

Il quadro generale, che abbiamo dovuto inevitabilmente sintetizzare, mostra una maggiore esposizione a rischi ribassisti da parte delle scadenze fino ai dieci anni, il che è inevitabile se si considerano i loro modesti rendimenti, quando positivi. Nel complesso i Btp non danno segnali di inversione, anche se alcuni indicatori di trend cominciano a essere stanchi. Proprio questa spia consiglia di tenere ben presenti dei livelli preventivi sotto i quali far scattar la difesa, a cominciare soprattutto dalla seconda parte di settembre.