Ieri tutti i titoli di Stato italiani, nelle varie tipologie, sono stati caratterizzati dal segno meno. Si sono salvati solo il Btp Italia Ap23 (Isin IT0005105843), con un modestissimo + 0,06%, e il Ctz Nv20 (Isin IT0005350514), con un +0,02%, quest’ultimo dal rendimento negativo. Era da tempo che una ventata così generalizzata non colpiva i nostri governativi ma la situazione generale dei mercati e i timori di lockdown hanno giustificato una reazione per ora puramente emozionale. Vediamo allora di valutarne lo stato di salute in base ai quattro termometri che stiamo utilizzando da alcune settimane per registrare il clima attorno a Btp e compagni.

Il Future (chiusura a 149,01) e la trendline 

Le linee di tendenza, ovvero le rette tracciate obliquamente in modo tale da accompagnare la direzione in corso, sono sempre state un punto di riferimento molto utile per i derivati dei titoli di Stato in generale e ancor più per i Btp. Da tempo ormai il movimento rialzista delle quotazioni del Btp Future long term è sostenuto da una trendline che costituisce il migliore punto di riferimento. L’ultimo contatto era avvenuto l’8 settembre e da allora la linea dei prezzi l’ha sovrastata sempre più, con una distanza massima il 14 ottobre. Da quel giorno si è registrata debolezza ma nulla più. Il distacco alla chiusura della seduta di ieri risultava del 2,06% contro il 3,08% del 14 ottobre. I margini sono quindi ancora ampi e soltanto una discesa sotto la percentuale dell’1% rappresenterebbe un primo campanello di allarme. Attualmente la trendline si situa a 145,9 ma naturalmente il relativo valore è dinamico.

L’altro Future (chiusura a 113,6) e l’Rsi

Il derivato sulle scadenze corte è solitamente meno nervoso rispetto a quello sulle lunghe, seppur sia un perfetto rilevatore del sentiment dei mercati. Anche in questo caso non c’è di che preoccuparsi perché i due riferimenti utili a determinarne il comportamento sono nella fase in corso il posizionamento rispetto a una resistenza/supporto (per alcuni giorni ha svolto il ruolo della prima e per due sedute – lunedì e martedì – del secondo), su cui l’ultima candela si è sovrapposta proprio ieri, non rompendo però il livello al ribasso, e poi l’andamento del Rsi. L’indice di forza relativa resta ancora alto nella sua dinamica, pur avendo infranto all’ingiù la linea di riferimento dei 70, sopra la quale si va in un ipercomprato. L’ultimo dato di ieri a 58 non rappresenta un segnale di reale inversione. 

La forza del 2067 (chiusura a 128,24)

In questo caso l’inversione ribassista è solo di poco più accentuata, avendo lasciato alle spalle quota 130, senza però avviare una vera fase negativa. Ora si deve tenere conto di due quote che supportano il più lungo dei Btp: si collocano a 125,8 e poi a 120,87. Di fatto quindi l’area 120 rappresenta il più interessante punto di riferimento nel caso la pressione delle vendite si accentuasse. La distanza è ancora rilevante.

Lo yield del decennale (chiusura allo 0,768%)

È questo – come sempre – il fronte più delicato perché maggiormente sensibile. Ieri in apertura ha rotto al rialzo quota 0,70% salendo a un massimo dello 0,783%. Molto nervosismo durante la seduta ma una verifica del comportamento su base “daily” non costituisce motivo di preoccupazione, in quanto ancora lontanissimo dai valori dell’estate. Comunque lo 0,80% delinea un orientamento per determinare – nel caso di un netto sorpasso – l’avvio di una fase di debolezza per il decennale (titolo di riferimento l’1,65% dicembre 2030 – Isin IT0005413171). 

Tengono bene rispetto agli altri asset

I Btp restano quindi solidi in un contesto generale di avversione al rischio e confermano ancora una volta il ruolo di difensori. Non potrebbe essere diversamente visti i sostegni di Bce e Unione europea nella fase in corso. Si è perciò ben distanti ancora dall’avvio di una fase orso, al contrario di quanto fanno credere alcuni media decisi a prevedere tempesta sui nostri titoli di Stato. Per ora non è così.