Forti, fortissimi oltre ogni limite. I Btp confermano le ottime condizioni, complici i tanti fattori su cui non ci soffermiamo. Lo dimostra il rendimento del decennale sceso sotto lo 0,8% e che ha addirittura toccato ieri lo 0,77%, nuovo minimo storico. Si tratta di capire ora per quanto tempo manterranno lo stato di salute attuale e quando invece cominceranno a invertire la loro camminata. Ecco dunque quattro punti di riferimento con cui monitorarne le possibili evoluzioni future.

Il Future e la trendline 

Prima spia: dal 19 marzo, apice della crisi primaverile da Covid, si è delineata una trendline rialzista che sostiene il derivato “long term” (maturity da 8,5 a 11 anni). Dall’8 settembre, dopo un forte “gap down” d’apertura, i minimi di reazione crescenti sono entrati in contatto con la stessa trendline, assecondandola di giorno in giorno. Ciò avviene esattamente da 21 sedute, numero quasi magico che dovrà crescere per sostenere il movimento verso nuovi massimi assoluti. Graficamente è possibile che ciò avvenga ma attenzione alla compressione in atto all’interno di un triangolo ascendente che nell’area dei 150 (contro la chiusura ieri a 148,59) potrebbe esplodere in un senso o nell’altro. Inutile fare previsioni ma più utile fotografare la situazione, segnalando comunque che alcuni intermediari riferiscono di un incremento delle posizioni short da parte dei propri clienti.

L’altro Future e l’Rsi 

Seconda spia: non tutti seguono il derivato riferito alle scadenze minori (maturity da 2 a 3,25 anni). Lo “short term” Btp Future si è invece sempre dimostrato categorico nell’individuare il sentiment dei mercati rispetto ai nostri titoli di Stato. I modi per leggerlo possono essere tanti ma uno accurato sta nel seguirne l’Rsi, indicatore di forza relativa, settandolo sullo standard dei 14 periodi. Attualmente si colloca a 77, dopo il top a quasi 83 di fine settembre. Si tratta di massimi che non si toccavano da dicembre 2017. C’è un eccesso di mercato, ovvero si assiste a un ipercompato, avendo superato quota 70? In condizioni normali la risposta sarebbe positiva ma in presenza degli interventi della Bce tutto è falsato. Comunque anche questo segnale merita attenzione per capire cosa potrà succedere in futuro.

I supporti del 2067

Terza spia e forse la più semplice: il benchmark assoluto della valutazione dei mercati è il Btp extra lungo, il mille volte citato 2067. In questo caso si tratta di seguirne l’andamento rispetto ad alcuni livelli grafici decisivi nell’individuarne la forza. Alla chiusura record di ieri di 126,29 euro si contrappongono dei supporti che identificano molto bene eventuali correzioni e la loro intensità. Il primo si colloca nell’area dei 121, il secondo sui 115,6 e infine il terzo sui 110,9/111. Inutile aggiungere altro. La chiarezza dei numeri è perentoria.

Lo yield del decennale

Quarta spia: nei giorni scorsi abbiamo indicato i valori sotto i quali il rendimento del dieci anni darebbe adito a ulteriori rafforzamenti del governativo italiano, calcolandoli in base ai Pivot point: si tratta in presenza di una stabile rottura dello 0,80% - come sembrerebbe stia avvenendo – dello 0,74% prima e dello 0,63% poi. Ci arriverà? In caso si determinasse una situazione contraria scatterebbe debolezza al ritorno sopra lo 0,85% e ancor più oltre lo 0,94%. Anche in questo caso le percentuali non richiedono ulteriori approfondimenti.

Via via li seguiremo

Stabiliti parametri e numeri si tratta di sorvegliarne le evoluzioni. Lo faremo via via nel tempo per fornire una reale evoluzione dello stato di salute dei Btp. Oggi forti, fortissimi ma fino a quando?