Il “range” di rendimento del Btp decennale è stato ieri molto forte, passando da un minimo dello 0,65% a un massimo di quasi lo 0,75%, sollevando nel primo pomeriggio il dubbio che si stesse manifestando il primo vero “sell off” da tanto tempo. Avversione al rischio ed effetto Covid si sono espressi in maniera abbastanza violenta sui mercati, senza però alla fine minare il trend di continuo rafforzamento dei nostri titoli di Stato. Passiamo allora a una verifica del loro stato di salute, alla luce dei quattro termometri già indicati nei giorni scorsi come rilevatori delle progressive evoluzioni in atto.

Il Future (chiusura a 149,6) e la trendline 

Prima spia: il supporto dinamico della “bullish trendline”, che sostiene da mesi il derivato “long term” (maturity da 8,5 a 11 anni), è stato solo sfiorato al ribasso. Durante la seduta si è manifestato infatti un veloce contatto ma con un immediato successivo rimbalzino. Dopo le ultime tre sessioni si sta piuttosto delineando una resistenza sui 150,22, che costituisce pertanto un nuovo riferimento grafico di brevissimo periodo. Quasi tutti gli indicatori tecnici sono ancora bene impostati dalla periodicità giornaliera in poi, mentre solo sull’operatività “intraday” con riferimenti sotto l’ora si avverte debolezza. Ciò non esclude che si debba tenere conto del fatto che ieri si è rilevata la prima netta seduta in rosso dall’8 settembre e che la variazione fra massimo e minimo di giornata si è attestata sullo 0,83%, valore che non si riscontrava da tanto tempo. Per ora quindi uno starnuto ma nulla più.

L’altro Future (chiusura a 113,5) e l’Rsi

Seconda spia: il derivato sulle scadenze più corte (maturity da 2 a 3,25 anni), molto sensibile nell’individuare il sentiment dei mercati, sta vivendo una fase più complessa dal punto di vista dell’analisi tecnica: anche qui una “bullish trendline” di lungo periodo ha sostenuto nelle ultime settimane il movimento del derivato ma proprio ieri per la prima volta è stata forata al ribasso in corrispondenza fra l’altro della resistenza dei 113,66. In questo caso è però molto eloquente il comportamento dell’Rsi a 14 periodi, indicatore di forza relativa, ritornato sotto la linea (a 70), oltre il quale si evidenzia un ipercomprato. Si era visto un eccesso negli ultimi giorni e la reazione appare consona a una fase di possibile stabilizzazione. 

La forza del 2067 (chiusura a 131,68)

Terza spia: salvata quota 130, nemmeno ipotizzato un avvicinamento alla “bullish trendline”, che sostiene il titolo da mesi, e infine ancora abbastanza lontano dalla media mobile a 10 sedute, il Matusalemme fra i Btp ha fornito una buona prova di forza, con il solo fattore negativo di un incremento della distanza fra massimo e minimo in “intraday”, salito al 2,72%, potenziale indicatore di incremento della volatilità.

Lo yield del decennale (chiusura allo 0,695%)

Quarta spia: qui si torna al punto di partenza. La tenuta dello 0,70% in chiusura si dimostra un segnale di forza, che dovrà trovare conferme nelle prossime ore. L’unico cambiamento sta nel fatto che la somma di segnali dei vari indicatori tecnici, fino all’altro ieri improntata su uno “strong buy” per il decennale, è scesa di un gradino a “buy”, evoluzione più che accettabile dopo una così prolungata fase rialzista.  

In sintesi

Le quattro spie messe assieme confermano un inesorabile starnuto autunnale, con una prevedibile presa di profitti. Nessuna di loro – salvo solo in parte il Future short term – ha invertito il trend accumulativo in corso. D’altra parte proprio le Borse in rosso e il nuovo diffondersi della pandemia sono fattori (purtroppo soprattutto nel secondo caso) positivi per i Btp, sempre molto tonici in confronto a tutti gli altri governativi dell’area euro.