Non c’è Quantitative Easing e non c’è “Recovery fund” che tengano! Lo stato di salute dei Btp resta fortemente compromesso e il segnale in tal senso lo dà il rendimento del decennale, attestato fra l’1,7% e l’1,8% seppur in un contesto di netta volatilità. Rimangono così inalterati i riferimenti grafici di identificazione dei trend: ancor più ribassista per le quotazioni se lo yield va sopra l’1,8%; tendenzialmente rialzista se sotto l’1,6%. Il tutto però in una situazione di netta variabilità intraday, talvolta talmente rapida da spiazzare perfino chi fa trading velocissimo. Ed è questo l’indicatore da seguire con attenzione. Per esempio il Btp 2,8% 2067 (Isin IT0005217390) è prossimo a toccare la quota del 30% su base 180 sedute, quando normalmente - anche nelle fasi più complesse dei mercati - è rimasto sempre vicino al 20-22%. Situazione abbastanza compromessa pure per gli altri lunghi, con la pattuglia dei 2044-2047 salita al 23-24%, mentre negli ultimi anni i relativi valori si erano costantemente collocati sotto il 20%. E che la volatilità sia padrona lo testimonia un altro indice di nervosismo, quello relativo alle variazioni intraday fra minimo e massimo. Torniamo proprio alla scadenza 2067. Nelle ultime settimane si sono registrati corrispondenti valori dell’ordine del 9,65% (giovedì 12 marzo), del 7,2% (giovedì 19 marzo), del 5,1% (giovedì 26 marzo), del 7,1% (martedì 21 aprile) e del 5,2% (venerdì 24 aprile).

Tensioni da week-end

Non è assolutamente trascurabile la spiccata concentrazione di maggiore volatilità nelle sedute finali della settimana. Si riscontra ormai da tempo, con altri segnali che vanno nella stessa direzione, quali alcuni “gap” di apertura. Quest’avvertenza non va presa sotto gamba, poiché dimostra come le giornate preferibili per un’operatività intensa si concentrino nel giovedì e nel venerdì per una serie di fattori tecnici troppo lunghi da spiegare. E’ il caso allora di prevedere una ripetizione nell’ottava che inizia oggi? Altro che! Dopo la batosta di Fitch, che ha abbassato il rating italiano alla soglia “junk”, titoli spazzatura, con un’operazione puramente politica, considerando la situazione emergenziale e il fatto che buona parte dei debiti europei sta pure esplodendo, giovedì sarà la volta dell’altra agenzia Dbrs, la quale ha finora riservato la valutazione più alta al nostro Paese, con un BBB+ a “outlook” stabile, probabilmente rivisto, e venerdì di Moody’s, sempre severa con la Penisola, stimata attualmente Baa3, ultimo gradino dell’“investment grade”. Perché adesso c’è forte attenzione nei confronti di giudizi in passato piuttosto minimizzati? La risposta è semplice: i rating emessi dalle cosiddette quattro CRA sono utilizzati dalla Bce nella determinazione dei collaterali necessari per ottenere prestiti, il che significa aumentare o meno il loro costo. Pertanto anche il prossimo fine settimana si annuncia torrido per i Btp, con prospettive di volatilità in estensione. Come monitorare le evoluzioni? Calcolando la variazione fra minimo e massimo delle singole sedute per uno o due Btp di riferimento: per esempio il classico “benchmark” 2,8% 2067 e un decennale, quale il 3,5% 2030 (Isin IT0005024234). Il loro variare al passare dei giorni sarà il più sensibile barometro del sentiment reale dei mercati.