Giornate memorabili le ultime per i nostri titoli di Stato. Non solo confermano il ritorno sotto l’1% di rendimento per il decennale, non solo raccolgono il plauso di alcuni dei maggiori gestori internazionali, non solo si avvantaggiano delle minori tensioni politiche dopo le elezioni di domenica e lunedì ma soprattutto vedono una sola scadenza – inevitabilmente la 2,8% 2067 – restare sopra la barra del 2% di yield, nonché registrano tassi ancor più negativi sulla parte corta della curva. Tutte notizie proficue quindi, cui si aggiunge quella più clamorosa, che consiste in trend di rafforzamento maggiormente netti rispetto al Bund tedesco. Si potrà ovviamente osservare che il germanico si muove nel pesante terreno del rendimento negativo ma in realtà c’è dell’altro. L’entrata in scena della Commissione europea con l’intervento da 750 miliardi del Recovery Fund, riferito a nuove emissioni dal rating AAA, porta il mercato a sperare che i loro rendimenti saranno migliori rispetto a quelli tedeschi, il che qualche problemino – seppur marginale – comincia a darlo ai governativi di Berlino. 

Dove può andare il decennale

Torniamo però ai Btp. Allo 0,92% di rendimento di ieri del dieci anni, con un “range” intraday dallo 0,903% allo 0,993%, si aprono inattese possibilità di rottura al ribasso del livello 0,90% già nelle prossime ore o giornate, con possibili target – in base ai “pivot point” – allo 0,88% e addirittura allo 0,826%. Quanto più sorprende è però la volatilità nell’ambito delle singole sedute, abbastanza rilevante, sebbene in parte dovuto alla compressione dei rendimenti. Questo segnale va preso in considerazione, così come il fatto che vari indicatori tecnici confermano un ipercomprato un po' gonfiato. Temibile anche un’altra avvisaglia: l’“overbought” si riscontra su tutte le periodicità, dalla “daily” alla “monthly”. In condizioni normali scatterebbe un allarme con dieci serene ma nella situazione in corso ciò è inevitabilmente scontato.

Cosa dice il Future

Dopo la caduta l’8 settembre a un minimo “intraday” di 144,46 nelle ultime dieci sedute solo frecce verdi, salvo venerdì 18, in presenza di una forza che potrebbe riportarlo verso i massimi di agosto (a 148,2 contro la chiusura ieri a 147). L’Rsi - Relative strenght index - algoritmo di forza o debolezza, sta per esempio risalendo dai 35 dell’8 settembre – vicino a un segnale di ipervenduto – a oltre quota 50, con buoni margini di ulteriore crescita. Se si analizza il derivato del Bund il quadro appare decisamente più debole, con una fase di incertezza che prosegue da giorni, dopo il “gap down” di martedì 8 settembre. Quindi anche su questo fronte il tedesco risulta meno reattivo rispetto all’italiano. 

I singoli titoli invece

Inevitabilmente la situazione positiva si riscontra ugualmente sui vari Btp soprattutto extra lunghi e lunghi, tornati sui massimi di agosto e in corrispondenza di resistenze finali, rotte le quali si aprirà un nuovo mondo finora inesplorato. Ce la faranno a frantumare di forza tali livelli? È probabile che ciò avvenga ma attenzione – come già si osservava – a un possibile incremento della volatilità, seppur non esasperato. Oggi l’argomento di maggiore interesse è comunque un altro: quanto potrà durare il “super feeling” dei mercati nei confronti dei nostri Btp? C’è chi scommette su un periodo corto (fine anno) e c’è chi si spinge a quasi tutto il 2021. Un compromesso fra le due scadenze forse è più realistico, ma tutto dipenderà da quanto il Covid continuerà a terrorizzare le terre d’Europa.