Si nota un significativo ottimismo sul fronte delle aspettative sui Btp da parte dei maggiori gestori dell’industria finanziaria, pur in presenza della debolezza degli ultimi giorni e delle incertezze relative alla crisi politica in corso. L’assodata prevalente indicazione è che gli acquisti della Bce, a seguito del piano pandemico, comportano una forza relativa difficilmente contenibile, aprendo occasioni in presenza di eventuali ritracciamenti delle quotazioni, tanto più in confronto a quelli già visti. In effetti è così per le scadenze lunghe ed extra lunghe, mentre da parte di corte e medie giungono segnali di tensioni maggiori rispetto a quanto ci si potrebbe attendere. E non è un bell’indizio, dato che già in passato i nervosismi hanno interessato soprattutto il tratto breve della curva. 

2024 un po' in tilt

L’analisi tecnica delle scadenze per esempio a quattro anni, il cui rendimento è pur tuttavia negativo (-0,15%), conferma tensioni. Vediamo cosa sta succedendo all’1,85% 2024 (Isin IT0005246340 – ultima quotazione 106,7 euro): l’impostazione grafica degli ultimi giorni dimostra un netto trend ribassista, ben maggiore di quanto avviene per le scadenze decennali e oltre. Con due “gap” di apertura fra l’8 e l’11 gennaio e fra l’11 e il 12 e con quest’ultima seduta molto negativa, si è determinata una svolta sfavorevole per vari oscillatori, scesi su livelli di guardia. È il caso, per esempio dell’Rsi a 7 periodi, indicatore di forza relativa con segnalazione delle zone di ipervenduto o ipercomprato, atterrato venerdì a 36,3, quindi poco sopra livelli di attrito. Situazione abbastanza simile per il 4,5% 2024 (Isin IT0004953417 – ultima quotazione 114,7 euro), che ha avviato una lenta fase ribassista, con Rsi (7 periodi) a 32 e momentum - oscillatore di velocità dei movimenti - impostato al ribasso da settimane. In questo caso si aggiunge poi la media mobile a 200 periodi, che ha intersecato le ultime quattro candele. Situazione simile per altre scadenze corte e medio-corte, esito certamente di inevitabili vendite su un tratto della curva esposto al segno meno in termini di rendimenti. È ineluttabile che ciò avvenga ma non si tratta di un avviso favorevole, tanto più se si considera che anche il Future “short term” (riferito ai Btp scadenza residua 2-3,25 anni) ha dato una pericolosa avvisaglia, con le Bande di Bollinger schiacciate al massimo fra l’8 e l’11 gennaio, anomala conformazione che potrebbe anticipare esplosioni di volatilità.

Bene gli extralunghi, seppur titubanti 

Molto meno tesi gli extralunghi. Il classico 2,8% 2067 (Isin IT0005217390 – ultima quotazione 132,6 euro) presenta un Rsi a 7 periodi che tenta una risalita dopo l’ipervenduto di martedì 12. È ancora sotto quota 50 ma si deve notare che da metà dicembre le fasi marginalmente ribassiste hanno avuto il sopravvento su quelle rialziste in relazione a questo oscillatore. Il livello dei 133,5 euro è la resistenza ora di riferimento in presenza di un SuperTrend diventato negativo. Certamente si tratta di movimenti marginali in assoluto, sebbene interessanti per chi fa trading stretto, i cui i orientamenti in corso sono così la resistenza citata e il supporto a 130,3, corrispondente al minimo intraday del 12 gennaio, seduta rivelatasi significativa nell’identificare i livelli di valutazione. L’analisi potrebbe proseguire con altri titoli, tecnicamente simili, con la sola differenza che dal 2,45% 2050 (Isin IT0005398406 – ultima quotazione 123,7 euro) in giù i “gap” al ribasso di apertura fra l’11 e il 12 gennaio sono più ampi, mentre i relativi Rsi si collocano su valori mediani della scala, a conferma dell’assenza di segnali netti. Le perplessità politiche si esprimono quindi in incertezza sulle evoluzioni dei Btp, il che è scontato pur in presenza del fortissimo ombrello della Bce, riportando finalmente un po' di adrenalina sui prezzi, con nuove occasioni per operazioni molto veloci e molto tecniche.