Sono stati quasi più i media stranieri a mettere in luce la notizia rispetto a quelli italiani. I rendimenti del Btp sono diventati negativi fino alle scadenze a 5 anni. Tecnicamente parlando non proprio, poiché l’ultimo a caratterizzarsi per il segno meno – in base alla chiusura di venerdì – risulta l’1,5% Giugno 2025 (Isin IT0005090318), la cui contrattazione finale è avvenuta a 107 euro, equivalente uno yield del -0,03%, mentre il primo segno più si è riscontrato sul 2,5% Novembre 2025 (Isin IT0005345183), con un +0,04%. Si tratta di distacchi talmente risicati da poter essere ribaltati nell’arco di poche ore ma quanto più interessa sta nel fatto che l’onda dei “negativi” sale e potrebbe salire ulteriormente. Si noti naturalmente che si tratta di yield lordi, mentre per quelli netti la curva resta sotto zero addirittura fino ai 7 anni. 

Attendendo dicembre

Intanto si evidenzia una netta differenza di comportamento fra i titoli di Stato dell’area Bce - stabilissimi - e quelli del contesto Fed - molto nervosi - il che deriva certamente dalla maggiore padronanza messa in luce da Eurotower, impegnata inoltre nella promessa di altri stimoli a dicembre, sebbene il principale "falco" della Banca centrale europea, Jens Weidmann, abbia avvertito i Governi che la pacchia non è destinata a proseguire all’infinito. Parole al vento, visto che i mercati scommettono entro Natale su un’ulteriore corsa delle quotazioni e quindi su una contrazione dei rendimenti. D’altra parte l’intera “yield curve” tedesca si caratterizza per un segno meno in accentuazione, mentre la greca lo vede salire fino alle scadenze a sei mesi e infine spagnola e portoghese fino ai nove anni. 

Dove puntare

Se la convinzione è dunque quella di un cammino destinato a proseguire nelle prossime settimane occorre domandarsi quali titoli potrebbero avvantaggiarsene maggiormente. Nel contesto degli italiani ci sono due tipologie che raccolgono i consensi degli operatori. Si tratta dei trentennali a tasso fisso e degli “inflation linked”, un po’ dimenticati negli ultimi tempi. Sul primo fronte inevitabilmente protagonista il quasi neo esordiente Btp 1,7% Settembre 2051 (Isin IT0005425233), che si avvantaggia di una quotazione (sui 104,4) più bassa rispetto a tutti gli altri extra lunghi. Ancora maggiori margini di forza vengono però riconosciuti al 2,45% Settembre 2050 (Isin IT0005398406), che avendo alle spalle uno storico più lungo consente di tracciare trendline di medio periodo. Rotto di forza al rialzo un triangolo molto ben definito, si è collocato venerdì sulla resistenza dei 122,9. Le proiezioni grafiche lo portano ora sui 130 ma voci di mercato ipotizzano addirittura un target record a 135, probabilità forse equiparabile a quella di un ottantenne che corresse i 100 metri battendo il primatista mondiale Usain Bolt! Tutto è immaginabile ai tempi d’oggi ma…

Loro i trascurati

L’altra categoria da monitorare consiste negli “inflation linked” della categoria sia Btp Italia sia Btp€i, che scontano nella fase in corso un decremento del costo della vita sulle scadenze soprattutto a cinque anni, specialmente nel caso del nostro Paese. Le quotazioni sono stimate correttamente ma non al punto tale da escludere improvvisi rimbalzi in presenza di risvegli dei prezzi nel medio termine. Ciò si riscontra in particolare sui Btp Italia 2026 e 2027, le cui cedole base riconoscono quanto meno un rendimento positivo. A spizzichi e bocconi qualcosa di interessante si trova ancora fra i governativi italiani, purché si sia coscienti che a questi livelli di compressione dei rendimenti la volatilità soprattutto intraday inevitabilmente sale, imponendo estrema attenzione sulle quotazioni di entrata e di uscita.