Nei giorni scorsi l’avevamo segnalato: se il Future Btp “long term” aveva retto ai primi segnali di debolezza dei nostri titoli di Stato, lo “short term” (riferito alle scadenze corte) confermava l’avvio di tensioni. Le ultime due sedute hanno accentuato il trend negativo e adesso si nota una conformazione grafica alquanto complessa. Il derivato si muove infatti all’estremità di un triangolo e prossimo a un possibile “breakout” ribassista. È pur vero che l’Rsi a 7 periodi è sceso sui 23 e quello a 14 periodi sui 27, segnalando quindi un forte ipervenduto. Anche lo stocastico ha toccato minimi di rilievo, mentre la media mobile a 200 sta avvicinandosi a forte velocità. Il livello da monitorare sta allora nei 113 (chiusura venerdì a 112,81): solo con un veloce ritorno sopra i Btp, partendo dai corti, daranno un’indicazione di inversione rialzista, mentre sotto proseguirà la fase ribassista.

Il “long” invece

Strutturalmente più forte si manifesta all'opposto il Future “long term”, che ha sì incassato tre brutte candele rosse senza tuttavia rompere al ribasso quote tecniche importanti. Tuttavia per il relativo SuperTrend è scattato il colore rosso, il che era accaduto negli ultimi mesi solo per pochi giorni a settembre. Volendo una controprova l’indice “inverso” (ribassista) sui Btp non ha fornito segnali di cambio di direzione, sebbene la sua velocità sia storicamente piuttosto bassa in presenza di recuperi. La situazione appare quindi su questi due fronti meno tesa rispetto agli avvisi messi in campo dal derivato riferito alle scadenze corte, che va tuttavia monitorato attentamente poiché manifesta da qualche tempo maggiore sensibilità agli umori dei mercati. Quanto avvenuto nell’ultima settimana ne è la migliore conferma.

Il 2067 vicino al supporto

Inevitabilmente occorre poi misurare lo stato di salute della scadenza più lunga e reattiva dei titoli di Stato italiani. Il 2067 ha chiuso venerdì a 128,47 euro, cioè poco sopra il supporto dei 127,76, da cui dista lo 0,55%, dato inferiore alla variazione in percentuale intraday della seduta (0,93%), il che potrebbe far temerne la rottura al ribasso nelle prossime ore, salvo in presenza logicamente di un consistente “upside”, che le cause (politica e incertezze sul Recovery Fund) di questa minicrisi non portano però a prevedere. Anche perché il mercato comincia a temere – pur fra mille contraddizioni – una timida riduzione della presenza verso fine anno dell’azione della Bce. In realtà è il frutto di incerte indiscrezioni, in quanto nulla lo lascia intravedere.

Domanda inevitabile

Quella del titolo (vendere, comprare o aspettare?) se le pongono in molti. Nella fase in corso vendere – pur in presenza di debolezza destinata magari ad accentuarsi –  ha poco senso, vista la protezione della Banca centrale europea, salvo in presenza di plusvalenze superlative. Per acquistare occorre forse attendere un movimento più accentuato, che potrebbe manifestarsi in concomitanza con l’avvio di una crisi di Governo. Due segnali da seguire sono inevitabilmente i rendimenti del decennale e del Btp 2067. Il primo si collocava nel week-end allo 0,71%, con tutti gli indicatori spostati sul rosso; i target da seguire sono ora lo 0,80%, come riferimento puramente numerico, trattandosi di una cifra tonda, e lo 0,82% come quota tecnica. Per il 2067 lo yield in corso all’1,87% trova dei livelli da monitorare dall’1,90% (corrispondente al prezzo di 127,5 euro) al 2% (corrispondente al prezzo di 124 euro). Se ci si avvicinasse o si superasse lo 0,82% per il decennale e il 2% per il 2067 l’occasione sarebbe ghiotta, salvo in presenza di una crisi politica così profonda da avere ripercussioni con Bruxelles. Quella di un’attesa tattica sembra quindi al momento l’opzione preferibile.