Tutti guardano alla folle corsa dei prezzi e quindi alla caduta dei rendimenti degli Us Treasuries. Travolta la linea dell’1%, venerdì il decennale ha chiuso allo 0,70% e oggi ha aperto con un immenso “gap” sotto lo 0,50%, per scendere allo 0,47% e registrate poi tanta volatilità. Si noti che le quotazioni dei lunghi sono di fatto impazzite, nel senso che su alcune piazze non quotano nemmeno, data l’assenza di controparti, e in altre evidenziano incertezze da parte degli acquirenti. Sul Mot, per citare uno dei numerosi titoli, l’Usa T-Bond 3% Nv2044 (Isin US912810RJ97) ha visto oggi un book deserto, con prezzo teorico di 135 $ contro un minimo degli ultimi dodici mesi a 92,4 $. Situazione simile per non pochi altri Treasuries lunghi, non scambiati o trattati con spread folli, almeno nella seduta in corso.

Che fare?

La domanda è quella classica: agire o non agire? Scontata la scelta in questa fase di non effettuare “buy” – date l’impossibilità tecnica e una compressione dei rendimenti fuori controllo – l’alternativa del “sell” è complessa, a causa di book deserti o esasperati. La terza soluzione - un po’ scontata - dell’attendere è così inevitabile, proprio quando i titoli di Stato corti registrano inaspettatamente crolli delle quotazioni. Il tre mesi sale di rendimento del 41%, contro il +49% del sei mesi e il +51,8% delle scadenze a 1 anno. Il movimento è più teorico che reale, stante l’incertezza delle quotazioni, ma indica certamente come ormai la curva sia piatta, segnale di una crisi economica in arrivo. 

Cosa dicono i grafici

Sostanzialmente i diagrammi obbligazionari comprovano una scelta: gli investitori nella fase in corso guardano solo al potere del cosiddetto interesse composto, che - tradotto in parole semplici - significa puntare alla cedola, la quale deve essere affidabile nel tempo e possibilmente remunerativa. In questo i Treasuries riescono ancora a garantire un equilibrio accettabile, spingendo chi li detiene a non valutare le quotazioni record ma a tenere sotto osservazione i singoli rendimenti rispetto ai propri prezzi di carico. Di qui tutti gli effetti che si stanno registrando sul secondario e che potrebbero spingere ancora al rialzo le quotazioni in un mercato però ancor meno liquido. Anche su questo fronte quindi la situazione appare complessa, al di là delle facili e veloci interpretazioni dei numeri.