Quanta Cina mettere nel portafoglio medio obbligazionario? Per ora non più del 5% ma in prospettiva la percentuale potrebbe aumentare e allinearsi a quella della quota in dollari. Il problema sta però nella disponibilità ancora ridotta di strumenti su cui investire. Negli anni scorsi vari emittenti occidentali di primo piano si erano esposti sul renminbi ma via via, con il rimborso delle emissioni, prevalentemente corte, non sono rientrati su questo mercato valutario, considerato per loro poco conveniente.

Yield al 3,35% ma valuta ballerina

Il rendimento del decennale di Pechino (rating A+), difficilmente negoziabile perfino sull’Otc, si attesta al momento sul 3,35% e dalla crisi di aprile sta salendo. È passato infatti dal 2,5% di fine aprile a un nuovo massimo, che lo riporta sui valori medi del 2019. Ciò significa quindi che al culmine della crisi pandemica primaverile il mercato si è rivolto ai governativi cinesi come a un asset iper sicuro, preferibile quasi a quello statunitense. Nel frattempo però il renminbi si è mosso non poco, complici le tensioni commerciali con Washington. Il picco a 8,33 contro euro di agosto è stato un bel movimento nel medio termine ma meno significativo nel lungo, trattandosi di una flessione contenuta se analizzata in un contesto di anni. Dall’estate è iniziato tuttavia un movimento di rafforzamento, con la valuta progressivamente mossasi verso i 7,8 delle ultime sedute. Medie mobili e indicatori sono così allineati su un “buy” ma facendo un po' di calcoli con i “pivot point” non si individuano ulteriori forti margini: i numeri dicono possibili obiettivi sui 7,50-7,48. Ogni previsione potrebbe però confermarsi fallace considerando due variabili imprevedibili:

  • la prima riguarda i rapporti che il nuovo Presidente Usa vorrà tenere con Pechino;
  • la seconda consiste nella convertibilità del Cny rispetto alle altre valute globali: è ancora limitata, sebbene se ne preveda una quasi completa liberalizzazione nel corso dei prossimi anni. Se ciò avvenisse la forza del renminbi potrebbe salire e non di poco, in presenza comunque di maggiore volatilità. 

Un solo bond

Si è accennato alla scarsa disponibilità di strumenti obbligazionari. Sul Mot è quotato soltanto il World Bank Sustainable 2,5% Lg21 Cny (Isin XS1442211923 – taglio 10.000 Cny – quotazione sui 99), una scadenza corta e abbastanza scambiata. Di qui a luglio i tempi sono corti e molti investitori si chiedono cosa succederà al suo rimborso: verrà sostituita da un’altra emissione? È possibile ma di certezze non ce ne sono. La Bei per esempio non si è mai esposta su questa divisa, mentre l’ultima novità di World Bank è dell’estate 2019. Manca quindi “materiale” nel contesto dei bond, per motivi tecnico-politici che sarebbe noioso approfondire. 

L’opzione degli Etf

Inevitabile il ricorso agli Etf con sottostanti bond cinesi. Su Borsa Italiana ne sono disponibili tre, dei quali quello con dimensioni importanti è l’iShares China Cny Bond (Isin IE00BYPC1H27 – valuta di denominazione Usd), riferito a governativi e bancari di Stato su tutte le scadenze. Come gli altri è in dollari proprio per la complessità della conversione valutaria, ma di fatto espone l’investitore sul renminbi. Distribuisce cedole due volte l’anno con un rendimento in corso sul 2,2%. Nettamente minori come valori del fondo sono invece l’Xtrackers Harvest Csi China Sovereign Bond (Isin LU1094612022 – valuta di denominazione Usd – cedola annua – yield in corso sul 2,1%) e il quasi esordiente Ubs Cny China Government 1-10 Year Bond (Isin LU2095995895 – valuta di denominazione Usd – ad accumulo). Da inizio anno si sono mossi poco a causa dell’antitetico movimento fra quotazioni dei sottostanti e andamento della valuta. Ne consegue che – sulla base dei risultati 2020 – è meglio collocarsi su singoli bond, rivolgendosi – per chi lo può fare – al mercato Otc e puntando magari sui corporate in Cny, purtroppo a taglio elevato. L’utilizzo degli Etf è invece più strategico e mira a posizioni di lungo termine, in attesa di un’internazionalizzazione del mercato obbligazionario cinese di cui si parla da tanto tempo ma che finora si è manifestato più sulla carta che nei fatti concreti.