Un’aggressività inattesa persino dagli istituzionali: la Fed ha dunque amputato i tassi di ben 50 pb, con la classica forchetta che scende dall’1,50-1,75% all’1,0-1,25%, anche se la scelta non può risolvere il problema, di natura esclusivamente sanitaria. L’ha fatto in anticipo rispetto al suo prossimo meeting del 18 marzo. Era stata preceduta nel frattempo dall’Australia, scesa al minimo record dello 0,5%, seguita subito dopo dalla Malesia, mentre decisioni simili saranno prese da Canada, Giappone e Inghilterra nelle prossime ore. Le conseguenze sono state abbastanza nette: dollaro debole ma non più di tanto e innanzitutto rendimento del decennale Usa sceso sotto la barra dell’1% fino allo 0,95%, sebbene le ultime indicazioni della notte lo abbiano riportato allo 0,98%. Il tutto in un contesto di volatilità, che ha colpito anche l’azionario. 

Prime reazioni: “ma i Treasuries restano positivi”

Gli operatori riescono sempre a vedere il bicchiere mezzo pieno e le risposte iniziali sono andate nel senso di un ottimismo inatteso. Alcuni hanno infatti segnalato come i rendimenti dei Treasuries abbiano pur sempre il segno più, soddisfazione però misera se si considera che a dicembre lo yield del dieci anni si collocava all’1,9% e che qualcuno ipotizzava addirittura il superamento del 2%. Intanto la curva Usa assume la classifica impostazione da recessione, con un vero e proprio crollo nel tratto 1-7 anni, di fatto piatto. 

Più della Fed può il virus!

Tutto questo non ha favorito gli asset obbligazionari a maggiore rischiosità, dove c’è chi teme una crisi di liquidità per i relativi Etf, protagonisti assoluti del mercato. Dopo la scorsa settimana nera i deflussi continueranno? E’ questo uno dei termometri da seguire, poiché indicatore del sentiment degli investitori rispetto a un’evoluzione ordinata o disordinata del mercato. La maggiore preoccupazione in una simile situazione sta infatti nell’imprevedibilità dei comportamenti umani, come dimostra l’impensabile crollo di Wall Street ieri sera (Nasdaq -2,99% e S&P 500 -2,81%), dovuto alle notizie della diffusione del coronavirus negli Usa, quindi più potenti rispetto perfino a quelle potenzialmente positive del taglio di 50 pb da parte della Fed. Evidente l’effetto panico, che sta diffondendosi pure oltre Oceano, seppur magari solo momentaneo.