Il mercato è sempre più incerto sulle evoluzioni dell’obbligazionario mondiale, soprattutto dopo la nuova frenata delle quotazioni dei Treasuries Usa, con un incremento del rendimento del decennale poco sotto l’1% (chiusura nella notte a 0,93%). Allo stesso tempo – come scritto nel nostro report quotidiano ieri – guarda con interesse agli emergenti, seppur con qualche incertezza, dovuta a quale componente preferire nell’ambito di una categoria così variegata. C’è una risposta? Sì. Consiste nel puntare su questa classe di bond con degli Etf strutturalmente diversi. 

Sono quattro e rendono bene

Titoli di Stato in valute emergenti o in dollari? In quest’ultimo caso meglio con la copertura del cambio? E infine perché non considerare anche la componente “corporate”? Simili quesiti trovano subito un immediato riscontro in quattro replicanti riferiti a diversi indici e tutti a distribuzione. Vediamoli uno per uno.

  • iShares Local Govern. Emerging Bond (Isin IE00B5M4WH52): da metà ottobre ha aumentato di velocità ma da inizio anno la performance resta negativa di oltre l’11%. Si riferisce a titoli di Stato espressi nelle diverse valute locali, sebbene la moneta di denominazione sia il dollaro. Che però si elide nel caso di un acquisto in euro, consentendo quindi di puntare su un paniere diversificato di “emerging currencies”, con le principali consistenti nello yuan cinese, nel real brasiliano e nel rand sudafricano. Distribuisce un dividendo semestrale a gennaio e luglio e lo yield è valutabile attualmente – tradotto in euro – in un 5,4%. Bene gli scambi, con una buona costanza di contratti giornalieri, in crescita nelle ultime sedute.
  • Xtrackers Usd Emerging Sov. Bond (Isin IE00BD4DX952): un movimento accelerativo si è registrato negli ultimi giorni anche in questo caso, seppur marginale rispetto a un trend oscillante da inizio anno, dovuto sia alla volatilità dei sottostanti sia ai movimenti del dollaro. Da gennaio la performance resta negativa di circa il 5%. Logicamente l’indice di riferimento riguarda titoli di Stato emergenti espressi in dollari, una categoria ampia e con presenza anche di Paesi minori, per esempio africani. Gli scambi sono nel complesso modesti ma a giugno – in corrispondenza dello stacco cedola – se ne osserva solitamente un incremento, dovuto proprio al fatto che la distribuzione è annuale e avviene in quel mese. Il rendimento in corso – sempre trasformato in euro – si attesta su circa il 5%.
  • Lyxor Usd Emerging Sov. Bond monthly hedged (Isin LU1686831030): volendo elidere la variabile valutaria del dollaro si può rimpiazzare o affiancare la precedente categoria con un Etf dagli stessi sottostanti ma coperto sul cambio euro/dollaro, sebbene su periodicità mensile per ridurre appunto i costi di hedge. Le sue variazioni di prezzo non sono molto diverse rispetto all’Etf denominato in dollari ma potrebbero accentuarsi in presenza di maggiori oscillazioni della valuta. Da inizio anno si caratterizza per un segno meno del 4%, mentre gli scambi sembrano dipendere in parte da Pac (piani di acquisto) perché piuttosto modesti come singolo contratto. La distribuzione di cedole è annuale  - a luglio - e lo yield stimabile in circa il 4,2%.
  • iShares Usd Emerging Corporate Bond (Isin IE00B6TLBW47): la diversificazione di sottostanti relativi agli emergenti porta a prendere in considerazione anche l’affiorante comparto dei titoli societari, espressi prevalentemente in $. Il mercato - in base agli scambi realizzati - sembra quasi più propenso in questa direzione rispetto a quella dei governativi, anche perché il volume di nuove emissioni lo giustifica ampiamente. Dei quattro Etf è fra l’altro il più stabile in termini d quotazioni, con una performance negativa da inizio anno di poco inferiore al 3% e una fase di perfetta lateralità da aprile in poi. Gli investitori puntano su una regolare distribuzione di cedole (due l’anno, a giugno e a dicembre), con un rendimento – trasposto in euro – del 4,6%. 

L’ammucchiata è preferibile

Stante la situazione di indecisione cui si accennava all’inizio sulle evoluzioni future e soprattutto su quale componente potrebbe performare meglio, una strategia di scomposizione di un eventuale piccolo o grande importo da destinare agli “emerging” – ormai insostituibili in qualsiasi portafoglio – su più Etf appare preferibile, magari con ulteriori quote aggiuntive da riservare a quelli che evidenziassero migliori trend. Infine un rendimento complessivo lordo di poco inferiore al 5% è un secondo motivo per valutare con attenzione questa categoria obbligazionaria.