Gli specialisti dei mercati emergenti sono in buona parte allineati su una previsione: la congiunzione “astrale” - cioè politico-economica - sta girando a loro favore sia in ambito azionario sia in quello obbligazionario. Uno dei fattori principali potrebbe essere un dollaro debole, che sosterrebbe il debito “emerging”, altrimenti molto pesante per gli ex Bric. In effetti già negli ultimi giorni si sono visti segnali di rafforzamento di alcune valute, nonché dei bond governativi, sebbene ancora a macchia di leopardo.

I vincitori

Le obbligazioni in divise locali hanno registrato la migliore performance da aprile, mentre il peso messicano, il rand sudafricano e lo yuan cinese “offshore” hanno fatto passi avanti rispetto a euro e dollaro, in previsione di minori tensioni commerciali. Fra le diverse opzioni possibili stranamente proprio quella di un Presidente democratico e di un Senato repubblicano negli Usa va a favore di quest’asset, che esce dal 2020 con le ossa frantumate ma che potrebbe ritrovare vigore nel corso del 2021. C’è così chi parla di un mercato degli emergenti in prospettiva toro per un insieme di fattori propizi.

Alla ricerca di occasioni

Cominciamo allora da un’analisi del quadro valutario. 

Il peso messicano ha rotto ieri un’importante resistenza sull’euro, scendendo sotto i 24,34, il che è avvenuto otto giorni dopo un deciso sfondamento della media mobile a 200 sedute, annullando un segnale di debolezza attivatosi il 5 marzo scorso. Dal picco a 26,42 del 30 settembre ben 23 sedute sono andate a favore dell’Mxn contro 7 negative. Tracciando alcune trendline si evidenziano vigorose possibilità di ulteriori rafforzamenti. Non si può addirittura escludere – dal punto di vista grafico – un ritorno sui 20,12, da dove partì la tempesta a fine febbraio.

Situazione abbastanza simile per il rand sudafricano: lunedì ha alla stessa maniera infranto una resistenza sull’euro a 18,36, sebbene ieri si sia assistito a un nuovo ricollocamento su questo livello, originatosi nel 2016. Da allora ha svolto un ruolo di netta separazione fra fasi di estrema debolezza o di progressivo rafforzamento della divisa di Pretoria. Anche in questo caso la media mobile a 200 è stata messa alle spalle otto sedute fa. Da tenere sotto controllo c’è ora l’area dei 18.

Più delicato il quadro del real brasiliano, che ha sì fatto progressi sul dollaro e sull’euro ma marginali. Tutti gli indicatori tecnici sono ancora improntati al “sell” sui 6,4 del “cross” delle ultime ore. Una vera inversione partirebbe solo con il ritorno sotto i 5,8, su cui si colloca la media mobile a 50 sedute.

Il rublo tenta di tornare sotto i 90 ed è la maggiore scommessa in assoluto, poiché una simile debolezza è sì motivata da tensioni geopolitiche, Covid e bassi prezzi del petrolio ma non tale da giustificare un ribasso tanto accentuato. Il quadro appare più complesso ma non per questo meno foriero di ulteriori consolidamenti in presenza di un ritorno sotto gli 87, ancora poca cosa rispetto alle reali potenzialità di un’economia piegata soprattutto dalla pandemia.

Infine la vera protagonista del fronte “emerging” (!), lo yuan cinese, che per primo ha lasciato i minimi di luglio con un movimento di lento e inevitabilmente pilotato progresso. A 7,8 sull’euro guarda – tecnicamente parlando – a target di 7,5 e forse oltre.

La corda al collo dei tassi 

I segnali di miglioramento delle valute sono soltanto un pezzo del processo di inversione. Resta quello dei tassi di interesse, scesi a minimi storici. Si pensi per esempio al Brasile, dove un “rate” al 2% è nulla rispetto alle medie storiche. Soltanto lo scorso anno era al 6% contro il 14% del 2016. Tutto ciò ha voluto dire un crollo dei rendimenti dei governativi, con però disallineamenti fortissimi rispetto all’yield per esempio del decennale (7,2%). L’indecisione si esprime in questo spread, riscontrabile in quasi tutti i casi: si allargherà o si restringerà? Molti Paesi si troveranno a dover prendere nei prossimi mesi decisioni in merito alle politiche monetarie. Si andrà verso una lenta normalizzazione? Molto dipenderà dalle evoluzioni dell’Us Treasury. È probabile tuttavia un prepotente rientro in scena della volatilità, occasione che potrebbe diventare interessante proprio in ottica 2021 e tema di una successiva analisi dei bond più adeguati per cavalcare questa probabile evoluzione.