In un anno semplicemente folle per il comparto obbligazionario, il verdetto che emerge dall’analisi delle performance dei relativi Etf risulta diverso da quanto ci si potrebbe attendere. Non sono né i titoli di Stato né i corporate a guidare la classifica ma una categoria solitamente trascurata dagli investitori.

The winners are…

Ai primi due posti nella graduatoria si collocano infatti degli Etf relativi ai bond convertibili nelle versioni in dollari ma hedgiata nel primo caso e senza hedge nel secondo. Da inizio anno hanno messo a segno rispettivamente il +21,7% e il +17,4%: sono l’Spdr Global Convertible Bond Eur Hedged (Isin IE00BDT6FP91) e l’Spdr Convertible Bond Usd (Isin IE00BNH72088). Già nel 2019 si erano messi in luce ma il 2020 ne ha confermato il trend positivo grazie all’ottimo andamento congiunto di obbligazionario e azionario e alla compressione dei tassi di interesse. Da segnalare anche che una percentuale non trascurabile delle relative emissioni riguarda il comparto tecnologico, molto apprezzatosi dal 2019 in poi. Inevitabile allora l’analisi delle possibilità che gli Etf sulle convertibili possano proseguire nella marcia trionfale degli ultimi mesi. Quotano su massimi storici assoluti con margini di crescita che appaiono ormai ridotti e valori di volatilità abbastanza compressi. È proprio quest’ultimo il motivo di maggiore incertezza in ottica futura. La sensibilità correlata all’andamento del comparto azionario si è infatti alzata e non di poco, esponendo questi bond a potenziali correzioni in presenza di eventuali drawdown derivanti da una Wall Street e da un Nasdaq troppo tirati. 

The losers are…

Adesso i segni meno. Inequivocabilmente hanno interessato due categorie e quindi i relativi Etf: obbligazionario dei Paesi emergenti espresso nelle valute locali e “inflation linked”. Più il primo però del secondo e il motivo è chiaro. Il vero e proprio crollo delle divise, a cominciare da lira turca, rublo russo e real brasiliano, hanno trascinato al ribasso un asset popolare nei portafogli italiani. Fra gli Etf le peggiori performance da inizio anno l’hanno così segnate l’iShares Emerging Local Government Bond (Isin IE00B5M4WH52), con valuta di denominazione l’Usd, in rosso del 12,1%, e il Pimco Emerging Markets Advantage Local Bond (Isin IE00BH3X8336) pure in Usd, in frenata del 10,3%. Seguono vari altri replicanti della stessa categoria, confermando una debolezza strutturale che è stata la caratteristica negativa per i bond nel 2020. 

I perdenti vinceranno?

La logica del riequilibrio, tipica della finanza nel medio e lungo termine, porta a credere che il bilancino presto potrebbe ribaltarsi a favore degli emerging in valuta, sebbene i canali discendenti in cui si sono mosse le relative quotazioni siano molto ampi. Ciò nonostante si rileva una novità di natura grafica che può far ben sperare. I due Etf citati sono entrati in contatto nelle ultime sedute con le rispettive medie mobili a 200 periodi. Inoltre vari indicatori lasciano intravedere un risveglio del comparto. Il superamento della 200 porterà però a dover successivamente violare una serie di resistenze abbastanza vicine fra loro, lasciando presagire non poca volatilità.  Molto dipenderà senz'altro dalla maggiore o minore debolezza futura del dollaro, fattore determinante per i Paesi emergenti, fortemente indebitati proprio nel biglietto verde, decisivo quindi nella correlazione con le varie divise locali. Il verdetto 2020 è stato comunque preciso nel definire vincenti e perdenti. Qualche dubbio è invece legittimo sul fatto che la stessa chiarezza si riscontrerà nel 2021.