La Fed l’ha fatto ma la Bce resta ancora incerta sul possibile acquisto di titoli high yield in euro nell’ambito del suo piano di stabilizzazione dei mercati, sebbene limitatamente ai cosiddetti “fallen angels”, cioè ai bond downgradati di recente da “investment grade” a “non investement grade”. Forse nella riunione di giovedì della Banca centrale qualche decisione in merito sarà presa ma finora il tutto è apparso un grande pasticcio su cui i media superficiali hanno creato notizie inesistenti. Facciamo allora il punto della situazione. A oggi è stata solo estesa la cosiddetta “collateral eligibility” alle banche, che possono quindi utilizzare gli high yield come collaterale a fronte di liquidità loro concessa, al contrario di quanto avviene per i subordinati, che la Fed invece accetta in ugual modo. L’ipotesi di estendere l’acquisto dei soli “fallen angels” è allo studio ma incontra non poche opposizioni, a causa di un numero abbastanza ristretto di emittenti e relativi Paesi in cui essi hanno sede. La scelta verrebbe vista da alcuni membri del board come una trasgressione inopportuna, anche perché potrebbe portare a speculazioni, con inevitabili ripercussioni per i fondi specializzati appunto in obbligazioni societarie. 

Un’occasione o no?

Immediate le reazioni del mercato, che ha drizzato le orecchie, seppur l’operatività con la categoria dei “fallen angels” in euro sia limitata, penalizzata da bassa liquidità e caratterizzata da tagli quasi solo a 100.000 €. Inevitabile la conseguenza: chi voglia investire su questo mercato deve valutare esclusivamente l’alternativa degli Etf, seppur anch’essa circoscritta. In totale i cloni riferiti agli high yield nella nostra valuta quotati a Borsa Italiana sono una decina ma nessuno è specializzato in bond “downgradati”, come avviene invece nell’ambito dei titoli in dollari. I due aspetti delle performance e dei rendimenti cedolari meritano attenzione, perché il confronto con i singoli titoli porta spesso a preferire gli Etf: Questi ultimi si caratterizzano per variazioni di prezzo ancora pesantemente negative in ottica temporale di tre mesi, quindi se confrontati con la fase pre Covid, identificabili in percentuali del meno 8-10%, ma positive invece nell’arco più corto di un mese, durante il quale hanno già recuperato parte delle perdite. E’ l’effetto indiscrezioni Bce? Solo in minima parte.

Meglio per due motivi

Scegliere gli high yield in euro mediante Etf è comunque preferibile per due motivi:

  • minore volatilità media, stimabile in un 10% su base annua, inferiore rispetto a quella di molti singoli bond, sebbene per questi ultimi parte della variabilità dei corsi dipenda da spread talvolta elevatissimi;
  • più facile gestione abbinata di rendimento cedolare e rendimento da negoziazioni di medio periodo.

Un esempio per tutti: l’iShares Euro High Yield Corporate Bond Etf (Isin IE00B66F4759) distribuisce un 4,5% da cedole semestrali (marzo/settembre) e si caratterizza per lente fasi accumulative/distributive semplici da seguire con una media mobile non troppo veloce (consigliabile la 50). Valori corrispondenti si riscontrano su un prodotto particolare, il Pimco Short-Term Eur High Yield Corporate Bond (Isin IE00BD8D5H32), riferito a scadenze fino a 5 anni e quindi meno esposto in termini di “duration” (variabilità in rapporto ai tassi in area euro), che fra l’altro distribuisce dividendi mensili, seppur con un rendimento su base annua più contenuto, dell’ordine attualmente di un 2,9-3%. E’ un Etf che potrebbe perfino essere utile per la gestione della liquidità, seppur in presenza di un rischio di maggiore volatilità in confronto ad altri strumenti adatti per questo impiego. In conclusione non resta che attendere giovedì e sperare in decisioni “riformiste” da parte della Bce.