Fra interventi della Bce e accordo sul Recovery Fund la spinta per i Btp è stata ieri molto forte ma in presenza di una volatilità estrema. La vera notizia – trascurata da tutti – consiste proprio in questo: il decennale ha ritrovato un’intensità di oscillazioni che non si registrava da settimane. Il “range” del suo rendimento si è mosso infatti fra un minimo dello 0,501% (alle ore 13.40) e un massimo dello 0,57% (ore 15.05): quindi in meno di un’ora e mezza lo yield si è spostato del 13,7%. Inevitabile un riscontro equivalente sui singoli titoli, caratterizzati - nel caso degli extralunghi - da “long-legged doji”, candele tipiche dalle cosiddette ombre molto lunghe, che solitamente danno un segnale di inversione. Capiterà anche questa volta? È indubbio che il contesto particolare porta a chiedersi perché il mercato abbia manifestato sia sul rendimento del decennale sia sulle quotazioni dei Btp extralunghi una chiara incertezza, che solo movimenti netti in una direzione o nell’altra potranno smentire oggi. Insomma un giallo che richiede approfondimenti.

Cosa dice il decennale

Analizzando la figura grafica a candele del rendimento del dieci anni si conferma da un lato una forza eccezionale, con un minimo storico assoluto e soprattutto con sette delle ultime otto candlestick mensili in netto rafforzamento, ma allo stesso tempo con un’accelerazione che inevitabilmente sta perdendo di vigore, come se lo 0,50% fosse una specie di traguardo finale. Calcolando dei “pivot point” su periodicità lunga si potrebbe in realtà ipotizzare una discesa poco sotto lo 0,30% ma perché ciò avvenisse bisognerebbe assistere a una violenta corsa verso l’avversione al rischio, con ulteriori forti acquisti di strumenti protetti dalla Bce, in presenza di debolezza dell’azionario. In effetti qualche timore in tal senso c’è, se si considera che il Bund – sempre con il decennale – è sceso sotto il negativo 0,60%, il che non avveniva da marzo. La chiusura di oggi e i segnali che arriveranno dalla prossima settimana sul fronte Btp saranno comunque decisivi per svelare il giallo delle ultime ore. 

Dal 2115 al 2057

Il mercato sta sempre più guardando intanto ai bond extralunghi ed è allora il caso di fare il punto su alcuni di loro in euro e in dollari, valutando – allo stato attuale – i parametri che li rendono più o meno attrattivi. La selezione è avvenuta con due iniziali e fondamentali criteri di giudizio, quello di una liquidità accettabile e quello di rendimenti positivi, poiché nella vasta gamma di obbligazioni con vita residua oltre il 2050 c’è anche tanto che si avvicina al limite dello zero per cento di yield.

  • Petrobras 6,85% 2115 in Usd (Isin US71647NAN93 - taglio 2.000 - Tlx): il rendimento sul 5,7% (quotazione 121,9) è sui minimi dell’ultimo anno contro il 9% dell’apice della crisi Covid. Nel complesso accettabile lo spread di mercato, sebbene gli scambi siano bassi con pochi contratti giornalieri. Eppure è il titolo più redditizio in assoluto sul fronte dei Petrobras, precedendo il 6,75% 2050 (Isin US71647NBG34), non quotato però sul regolamentato italiano. Con una duration sui 18, presenta un rapporto fra quest’ultima e lo yield di 3,1 a 1, elevato ma non elevatissimo. Il rating è BB-.
  • Messico 4% 2115 in Eur (Isin XS1218289103 – taglio 100.000 – Mot e Tlx): qui il rendimento è sul 3,5% (ultima quotazione sui 112), che per l’euro è davvero significativo. Purtroppo gli spread di mercato tendono però ad aprirsi a causa di scambi modesti. Il differenziale di yield rispetto agli altri titoli governativi messicani è netto, ma attenzione alla duration sui 27, da cui deriva un rapporto con lo yield di 7,7 a 1, quasi ai limiti dell’“indecenza”, seppur il rischio di aumento dei tassi sia ora l’ultimo dei problemi in area euro. Il rating è BBB.
  • Messico 5,75% 2110 in Usd (Isin US91086QAZ19 – taglio 2.000 – Mot e Tlx): supera di circa 100 pb il rendimento del “cugino” in euro, con un risultato quasi simile a quello che separa i governativi top delle due aree, aspetto da segnalare. Si attesta sul 4,5% (ultima quotazione sui 128) contro il 6,5% di marzo. La differenza fra minino e massimo in un anno è troppo rilevante per non sottolineare una volatilità esasperata, relativa anche a una duration oltre 20, che espone il titolo a movimenti talvolta violenti, come accaduto proprio nell’anno in corso. Gli scambi sono maggiori in confronto ai due precedenti bond e in effetti il 2110 si presta bene a trading di breve-medio periodo, grazie anche a spread di mercato sui 100-120 pb.
  • Pemex 6,95% 2060 in Usd (Isin US71654QDF63 – taglio 10.000 – Tlx): è una scadenza già più corta rispetto alle altre ma interessante per il rendimento sull’8% (ultima quotazione a 88 circa). Non è però molto trattata dagli investitori italiani che le preferiscono giustamente emissioni più corte, seppur corrispondenti come yield. Un esempio per tutti la 6,5% 2041 sempre in Usd (Isin US71654QAZ54 – taglio 10.000 – Tlx), che si attesta pure sull’8%. La 2060 ha una “duration” di 12,2 e quindi è la migliore del gruppo in termini di rapporto fra quest’ultima e il rendimento, aspetto da segnalare, così come naturalmente la permanenza sotto quota 100, che la caratterizza fin dal suo recente esordio sul mercato. Il rating è BBB di S&P e BB- di Fitch, differenza che spesso comporta non poca confusione per gli investitori.