Gli emittenti se ne sono già accorti: con le obbligazioni “green” o Esg che sia si fa subito il pieno nella raccolta. E lo confermano i “roadshow”, durante i quali non sono più i temi macroeconomici ad avere il sopravvento ma quelli assai concreti del livello di sostenibilità verso cui si indirizzano i nuovi bond. Non solo: ormai ci si sta muovendo verso una diversa curva di rendimenti, distinta rispetto soprattutto a quella dei titoli di Stato tradizionali. Le differenze per ora sono marginali ma in futuro potrebbero estendersi. Il maggiore problema per gli investitori sta però nei rendimenti: sul fronte dei governativi il loro “appeal” nominale risulta infatti marginale e si salvano soltanto poche emissioni di organizzazioni sovranazionali in valute emergenti.

Cercare il coupon “verde”

Inevitabilmente anche sul fronte degli Etf catalogati Esg gli yield, nel caso delle versioni a distribuzione, restano mediamente bassi, come abbiamo segnalato in un recente articolo di Bond oggi, Che fare allora? Rinunciare a questo mondo in attesa di una normalizzazione futura dei tassi e quindi di un maggiore impulso degli emittenti a proporre prodotti con cedole allineate quanto meno ai replicanti tradizionali? In effetti si sente la mancanza soprattutto di Etf Esg high yield che paghino cospicui coupon. Dei cinque quotati su Borsa Italiana tutti sono infatti ad accumulo. La cedola “verde” si limita quindi soltanto ad alcuni replicanti con sottostanti obbligazioni corporate. A questi occorre perciò rivolgersi se si vuole “incassare”.  Ciò si limita comunque a poco più di un 3% annuo nel caso dei due Lyxor, il primo in dollari (Usd Corporate Esg Bond – Isin LU1285959703 – sigla USIG – il relativo indice esclude emittenti con uno specifico rating Esg inferiore a BBB, con attività controverse, quali armi, alcool e tabacco e infine con la speciale colorazione Esg Controversies in rosso) e il secondo con copertura del cambio fra dollaro ed euro (Usd Corporate Bond Monthly Hedged – Isin LU1285960032- sigla USIH – stesse caratteristiche del precedente ma con copertura del cambio). Le loro performance sono state però significative negli ultimi anni e soprattutto nel 2019. Ora appaiono un po' ammosciate, a causa di vari fattori. Verrebbe allora da pensare che il rendimento “green” possa essere a fine corsa.

La volatilità all’opposto cresce

Negli ultimi mesi la mobilità dei corsi è invece aumentata, rendendo interessante una strategia di trading piuttosto tranquilla, che può aumentare il rendimento complessivo di questi Etf. Si tratta di un trading basato su sottostanti tendenzialmente più sicuri di quelli tradizionali, in forte crescita numerica e con un fiorente utilizzo da parte dei gestori professionali. Che il metodo possa essere convincente lo dimostrano proprio i due Etf prima citati, caratterizzati da volatilità di circa l’8-10% su base annua ma in crescita. È questa la novità da sfruttare per i “green” anche da parte di chi non abbia grande esperienza con una ripetitiva compravendita di strumenti finanziari. 

Con l’interruttore “on-off”

Torniamo ai due Lyxor. Con una semplicissima media mobile a 40 o 50 sedute per chi ha minore conoscenza dell’analisi tecnica o con indicatori professionali per chi è esperto si possono sfruttare bene i trend rialzisti ed evitare quelli ribassisti, più frequenti di quanto ci si aspetti ma soprattutto differenti rispetto a quelli dei corporate tradizionali. In questa fase, per esempio, dopo una prolungata fase negativa l’USIG sta ritrovando forza e si riavvicina alla media mobile a 200 sedute, oltre la quale il “buy” si confermerà, mentre l’USIH si contraddistingue per dinamiche diverse e logicamente più correlate alla forza dell’euro sul dollaro. Un’operatività di questo tipo garantisce plusvalenze interessanti, che possono nettamente migliorare la redditività cedolare, richiedendo poco impegno, anche solo con l’utilizzo del facile grafico interattivo presente sul sito di Borsa Italiana. Qualcuno potrà osservare che ciò vale per tutti gli Etf ma nel caso di quelli Esg (e non solo obbligazionari) la strategia consente di ottimizzare le probabilità di profitti e di ridurre le fasi di perdita, con un vero e proprio interruttore “on/off” adeguato al ruolo protettivo di emissioni più affidabili rispetto ad altri asset del credito e logicamente azionari.