In un portafoglio obbligazionario il ruolo delle emissioni verdi deve crescere, perché è in tale ambito che ci sono ancora margini di valore da cogliere. Le loro etichette di denominazione sono in realtà varie, per sottostanti talvolta effettivamente diversi, ma certo è che l’investimento in tale contesto passa forzatamente attraverso gli Etf, molto più liquidi e differenziati rispetto alle possibilità offerte dai singoli bond quotati sul mercato regolamentato, problema non solo italiano. Il maggiore inconveniente è che ci si può perdere fra i tanti replicanti presenti a Piazza Affari. Ecco allora una sintetica guida basata sui vari parametri per poter scegliere al meglio.

I leader come dimensioni

La disponibilità di Etf obbligazionari Sri (Sustainable and responsible investment) o “green” è fortemente cresciuta ma si esplicita con patrimoni dei singoli fondi molto diversi fra loro. Importante quindi valutarne le dimensioni. I due maggiori in assoluto sono l’Ubs Euro Area Liquid Corporates Sustainable (Isin LU1484799769 – valuta di denominazione euro) e l’Xtrackers Esg Eur Corporate Bond (Isin LU0484968812 – valuta di denominazione euro), presenti da più tempo sul mercato. Distanziano nettamente tutti gli altri, sebbene al terzo e quarto della classifica si collochino altri due Ubs, emittente molto impegnato su questo fronte.

Le migliori performance

La valutazione delle prestazioni da inizio anno vede la quasi totalità dei replicanti con il segno più, ancorché una relativa classifica indichi come vincitori quelli in dollari a cambio coperto e subito dopo quelli in dollari non hedgiati. È quindi il mondo delle obbligazioni nel biglietto verde ad aver accelerato maggiormente nel corso del 2020, il che dipende anche dall’elevata diversificazione dei relativi sottostanti. Migliore in assoluto di nuovo un Ubs, l’Msci Usa Liquid Corporates Sustainable hedged to Eur, del tipo ad accumulo (Isin LU1215461325 – valuta di denominazione euro), che da inizio anno ha segnato un +7,1%, precedendo il Lyxor Usd Corporate Sustainable Bond monthly hedged to Eur (Isin LU1285960032 – valuta di denominazione euro), leggermente staccato. Dietro poi di circa 3 punti in percentuale gli Etf in dollari, sebbene nel corso del 2019 fossero stati proprio loro quelli con performance nettamente superiori, dell’ordine anche di oltre il 15% nei dodici mesi. Il fattore valutario si conferma quindi decisivo, quantunque puntare sia sull’area dollaro sia su quella euro risulti fondamentale, poiché entrambi i mondi stanno crescendo molto in termini di emissioni.

Tutti al limite

Sempre in termini di prestazioni c’è da segnalare che la stragrande maggioranza degli Etf appartenenti al contesto “green” quota sui massimi, salvo nel caso di alcuni con sottostanti un po' particolari. È possibile che i relativi valori salgano ancora ma i grafici appaiono tirati, complice la folle corsa dell’obbligazionario governativo e corporate. Ci sono tuttavia ancora i “sustainable” denominati in valute emergenti a evidenziare forte debolezza, proprio per l’andamento dei relativi cambi su dollaro ed euro. Non esistono però cloni specifici per le emissioni sovranazionali di tale tipo, su cui si può puntare trattando solo singoli bond, non sempre però sufficientemente liquidi. 

Se la cedola è decisiva

Ovviamente ci sono Etf ad accumulo e altri a distribuzione. La maggior parte è del primo tipo, sebbene la scelta nel secondo ambito sia abbastanza ampia. I più remunerativi sono dei Lyxor ma nel complesso gli yield medi risultano modesti. Lo dimostra il fatto che in testa alla graduatoria si collochi il Lyxor Usd Sustainable Corporate Bond (Isin LU1285959703 – valuta di denominazione Usd), con yield del 3,2% - tradotto in euro - precedendo il già citato Lyxor Usd Corporate Sustainable Bond monthly hedged to Eur (Isin LU1285960032 – valuta di denominazione euro), le cui due cedole annuali portano a un rendimento del 3% circa. Tutti gli altri sono nettamente distaccati. Se l’ottica è quella del reddito distribuito l’assenza di Etf riferiti alla categoria high yield “green” appunto a cedola dovrebbe trovare una risposta nel medio termine, dato il probabile futuro esordio in Italia di cloni con sottostanti di questo tipo, già presenti per esempio negli Usa.

Infine il fattore costi 

I replicanti verdi risultano mediamente meno cari – in termini di Ter – rispetto agli equivalenti non specializzati. L’onere di gestione annuo spazia infatti dallo 0,09% del Lyxor Usd Corporate Sustainable Bond (Isin LU1285959703 – valuta di denominazione Usd) allo 0,50% dell’Ubs Usd Emerging Markets Investment Grade Esg Diversified Bond hedged to Eur (Isin LU1974696418 – valuta di denominazione Eur), che replica titoli di Stato e corporate Esg di Paesi emergenti in dollari ma con copertura del cambio. Ciò dimostra come la differenziazione di sottostanti sia talmente vasta da coprire quasi tutte le nicchie di un settore in piena evoluzione, senza per questo subire penalizzazioni in termini di costi.