Opportunità enormi: è la valutazione prevalente che il mondo della finanza riserva alle obbligazioni “Esg” e più in particolare a quelle “green”. Alla dottrina deve però accompagnarsi la sostanza e da questo punto di vista i bond appartenenti alla categoria corrispondente ai criteri ambientali, sociali e di governance sono molto indietro per vari motivi:

  1. le possibilità di investimento risultano ancora poche;
  2. la liquidità dei titoli è bassissima perché impiegati soprattutto dai fondi, che poi li tengono in pancia per anni;
  3. non sempre è facile individuare l’effettiva soddisfazione dei criteri “Esg” da parte soprattutto degli Stati, di cui si sa poco in relazione al reale adempimento di tali standard. 

Inevitabile allora abbandonare i singoli bond e preferire strumenti a replica quali gli Etf, i cui indici di riferimento si dimostrano più affidabili rispetto alle emissioni una per una.

Trarre profitto da una svolta

Fatta salva la netta superiorità della convenienza a operare con i cloni, si tratta di capire quali strategie adottare in ottica di lungo periodo per trarre profitto da una svolta epocale.

  1. Fondamentale la dimensione dell’Etf per non ricadere nei problemi delle diverse obbligazioni;
  2. Indispensabile la diversificazione fra differenti strumenti, del tipo sia a distribuzione sia ad accumulo;
  3. Meglio preferire sottostanti “corporate” per una complessità di ragioni;
  4. Imprescindibile la costruzione di piani di accumulo di lungo termine e quindi con rate diluite (per esempio trimestrali o addirittura semestrali) ma impostate più sul fattore variazione di prezzo che sulla scadenza temporale.

Qui e là gli Etf da preferire

Cominciamo dalle dimensioni del fondo. I due maggiori sono l’Xtrackers II Esg Eur Corporate Bond (Isin LU0484968812 – valuta Eur – sottostanti corporate investment grade Esg in euro - volatilità media piuttosto bassa) e l’Ubs Us Liquid Corporates Sustainable Bond (Isin LU1215461085 – valuta Usd - sottostanti corporate investment grade Esg in Usd – volatilità medio-alta) se si vuole coprire i due diversi mondi in termini valutari. 

In rapporto alla distribuzione di cedole la situazione è più complessa: il migliore in assoluto si conferma l’Ubs Us Liquid – di cui si è scritto sopra – con un rendimento attuale di circa il 3%, mentre sul fronte dei governativi l’unico a distribuzione effettiva è l’IndexIQ Factors Sustainable Sovereign Euro Bond (Isin LU1603795292 – valuta Eur - sottostanti governativi Esg in Eur – volatilità bassa), attualmente penalizzato dalle elevate quotazioni dei sottostanti riferiti soprattutto a Paesi ad alto rating e con yield infatti di solo lo 0,5%.

Conversione a livello mondiale

Importante la diversificazione geografica ma da questo punto di vista il mercato punta soltanto sull’area euro o dollaro. Da circa un anno ha tuttavia esordito sul secondario italiano il Lyxor Green Bond (Isin LU1563454310 – valuta Eur – volatilità media), che è il più globalizzato, visto che replica l'indice Solactive Green Bond Eur/Usd, composto da investment grade denominati in euro e dollari, emessi da emittenti sovranazionali, governi, enti pubblici, imprese e banche per finanziare progetti o attività in grado di contribuire all'ambiente sotto vari aspetti. Lo stesso emittente ha ricordato di recente come il contesto in corso dei mercati abbia rafforzato il graduale ma costante processo di conversione verso l'investimento sostenibile. Infatti, gli Etf con approccio Esg hanno registrato afflussi per un miliardo di euro in Europa, a marzo, al culmine della crisi di mercato, e più di dieci miliardi di euro da inizio anno a fine maggio. Questi investimenti, che non rispondono a piani di allocazione tattica a breve termine, tendono a essere inseriti nella parte più stabile dei portafogli e riflettono un cambiamento strutturale che sta coinvolgendo tutte le tipologie di investitori. Sempre da parte di Lyxor ricordiamo che da febbraio ha quotato su Borsa Italiana tre nuovi Etf che consentono un’esposizione sostenibile alle obbligazioni high yield. Coprono i segmenti Usd high yield (Isin LU2099294493), Eur high yield (Isin LU2099293339) e global high yield (Isin LU2099295466), tutti di tipo a capitalizzazione. 

Quello che costa meno

Importante infine il fattore Ter (costo annuo) se si vuole realizzare un piano di acquisto. Il migliore da questo punto di vista è l’iShares Usd Corporate Bond Esg (Isin IE00BK4W7N32 – Usd – Ter 0,15%), che però ha come sottostanti solo i corporate in Usd e una dimensione del fondo ancora modesta. In media i Ter si aggirano sullo 0,25-0,35%. Certamente il settore è in piena evoluzione e quindi molti altri prodotti entreranno in scena nei prossimi anni ma l’offerta già oggi disponibile di Etf consente di impostare una strategia su larga scala in ambito obbligazionario – così come azionario – per affrontare un cambiamento epocale fondamentale per i portafogli, piccoli o grandi che siano. Infine quale la percentuale ottimale di Esg? Almeno del 10/15%.