Obbligazioni ibride, una definizione enigmatica e forse sconosciuta ai più. Si riferisce ai bond societari che stanno a metà fra il debito puro e l’azionario. Sostanzialmente hanno due caratteristiche principali. Se l’emittente dovesse andare in liquidazione il rimborso del loro capitale verrebbe retrocesso rispetto alle obbligazioni per esempio senior e precederebbe nella scala di rischio solo le azioni. Se l’emittente avesse invece delle difficoltà il versamento delle cedole potrebbe essere sospeso, rinviato o annullato in base a quanto prevedono i singoli prospetti, come succede per i subordinati bancari. Di bond di questa categoria ce ne sono molti e tutti contesi dagli investitori più dinamici alla ricerca soprattutto di cedole interessanti. Fra i tanti emittenti citiamo Volkswagen, Total, Danone, Vodafone, Bayer, Repsol, Lufthansa … e la lista potrebbe proseguire. Purtroppo pochi ibridi (o subordinati societari che dir si voglia) sono quotati in Italia, il che ha sempre limitato l’operatività sul settore da parte del “retail” di casa nostra.

Ora c’è la soluzione

Da due giorni è però quotato su Etfplus di Borsa Italiana un clone riferito a tale tipologia obbligazionaria. Si tratta dell’Invesco Euro Corporate Hybrid Bond (Isin IE00BKWD3966), primo Etf in Europa con esposizione diversificata a un asset class in rapida crescita. Si concentra su bond denominati in euro, che rappresentano circa i due terzi dei 140 miliardi di emissioni in circolazione. Ha un Ter dello 0,39% annuo, distribuisce i proventi con cadenza trimestrale e prevede la completa replica fisica del benchmark.

Bene le cedole e…i rendimenti

Il confronto fra senior e ibridi nell’ambito dello stesso emittente porta a un netto più rilevante importo dei coupon per i secondi, il che deve ricompensare la potenziale maggiore rischiosità che implicano, sebbene finora più in teoria che in realtà, perché di situazioni di tensione in tale ambito se ne sono viste tante quante le dite di una mano, per di più nel corso di parecchi anni. Ne consegue che gli yield risultano nettamente superiori rispetto ai senior tradizionali, con inoltre la caratteristica che a emettere sono quasi sempre gruppi classificati “investment grade”, nettamente più solidi rispetto a quelli con rating “high yield”. In effetti il confronto va realizzato proprio con questi ultimi e il risultato evidenzia cedole sullo stesso livello, volatilità medie equiparabili con un livello di sicurezza però maggiore, il che diventa ancor più interessante se si utilizza un Etf, nel quale la suddivisione del rischio è una peculiarità scontata. A tale proposito l’emittente segnala che l’indice di riferimento è strutturato per migliorare negoziabilità e qualità del credito, con sottostanti in ogni caso non finanziari dal circolante almeno di 500 milioni di euro, presenza sul mercato di 1,5 anni dall'emissione e rating di credito minimo Ba1/BB +. Inoltre ogni titolo non può superare l'8% del valore complessivo dell'indice.

Per due tipologie di investitori

Data la vera e propria gara del mercato ad accaparrarsi i bond ibridi, l’esordio di un relativo Etf è una novità importante, per due categorie del “retail”:

  • chi cerca rendimenti continuativi, sebbene non sia possibile ancora individuare l’importo delle cedole dell’Etf, comunque trimestrali e certamente superiori rispetto ai valori dell’obbligazionario tradizionale;
  • chi cerca uno strumento di trading facile da gestire. La volatilità media degli ibridi è alta e in certi casi confrontabile con quella dell’azionario. Di qui un Etf che presumibilmente si attesterà sui livelli dei “colleghi” subordinati bancari, in media allineati sul 20%, valore piuttosto alto per l’obbligazionario. 

Due caratteristiche insieme quindi – rendimento e volatilità – ancor più interessanti se si considera che questo clone non comporta alcun rischio di cambio.