Centrando la strategia diffusionale, il ministero dell’Economia e delle Finanze ha per il nuovo Btp 1,25% scadenza febbraio 2026 in dollari scelto la strada del mercato “composto da controparti qualificate, professionali e al dettaglio (con tutti canali di distribuzione)”. Pur in assenza ancora di dettagli importanti, che verranno svelati nei prossimi giorni, si delinea un’apertura al retail, sebbene non ci siano a tutto oggi precisazioni in merito al taglio minimo. Trattandosi però di un Btp c’è da credere che sarà basso. L’occasione è utile per valutarne l’efficacia nella fase in corso dei mercati. Il rendimento lordo di emissione all’1,322% si confronta con un negativo 0,04% di un Btp in euro a 5 anni e con un positivo 0,40% dell’Us Treasury quinquennale. La comparazione teorica (perché non si può prevedere con quale prezzo il Btp esordirà sul secondario) va comunque a favore del nuovo governativo italiano, il cui regolamento e godimento sono annunciati per il 24 novembre prossimo.

Gli altri invece

In attesa del suo debutto facciamo allora il punto sui cosiddetti Italy in dollari, che il mercato tratta con volumi significativi, poiché riferimento per chi vuole investire sul biglietto verde a tassazione agevolata. In totale si tratta di cinque obbligazioni quotate sul Mot, di cui tre a taglio 200.000 e due a taglio 1.000, con scadenze dal 2023 al 2049. La curva presenta di conseguenza due grossi buchi fra i quattro e gli otto anni (proprio per questo arriva il 2026) ma soprattutto fra i tredici e i trent’anni. Ciò comporta inevitabilmente rilevanti differenze nei rendimenti, che spaziano da circa l’1 al 3,4%. Volendo necessariamente trascurare le tre emissioni a lotto 200.000, magari ben scambiate come importo totale ma marginali come contrattazioni (sono la 2,375% 2024 con yield lordo sull’1%, la 2,875% 2029 con yield su circa il 2,1% e la 4% 2049 con yield 3,4%), il vero terreno di scontro – che merita attenzione – è quello delle due a taglio 1.000. 

Convengono o no?

Vediamo la situazione per ciascuna di loro, confrontandole con le dirette concorrenti.

  • La più corta è la Italy 6,875% Set2023 (Isin US465410AH18 – taglio 1.000 – ultima quotazione 116,8 $), che con uno 0,92% lordo non solo straccia il Btp a tre anni, negativo allo 0,34%, ma anche il Treasury su stessa scadenza, fermo allo 0,22%. Sul triennale si trova certamente qualcosa che rende di più affidandosi però al mondo high-yield, perché perfino fra i corporate non si sale sopra lo 0,40-0,50%, ad eccezione di pochi settori esposti alla crisi Covid come quello aereo e turistico di emittenti Usa. La Italy fra l’altro si caratterizza per spread di mercato contenuti (20-30 pb) e per un discreto livello di scambi.
  • L’altra è la Italy 5,375% Giu2033 (Isin US465410BG26 – taglio 1.000 – ultima quotazione 129,4 $), il cui yield sale decisamente al 2,6% ma con una duration rilevante (sui 10), che la espone non poco a eventuali sterzate di politica monetaria Fed nel medio/lungo temine. Tale rischio oggi appare basso e in futuro andrà gestito grazie anche a un lotto minimo molto flessibile. Sui 13 anni un Btp in euro si ferma comunque allo 0,86%, mentre sul fronte Usa non esistono governativi fra il 2031 e il 2036, obbligando a stimare un rendimento al 2033 sullo 0,95%. Il confronto va quindi a netto favore dell’Italy, che proprio per questo scambia bene e si caratterizza per spread di mercato sui 20-30 pb. 

Vincitori e non di poco

Gli Italy confermano quindi la loro superiorità in termini di rendimenti e soprattutto evidenziano una certa resilienza in presenza di drawdown dei mercati, superiore rispetto a quella dei Btp in euro e perfino di non poche emissioni a pari rating in dollari. Svolgono pertanto bene il ruolo di strumenti da reddito per chi vuole diversificare in termini di valuta, con in più una discreta sensibilità alle tensioni sul fronte dell’obbligazionario in Usd, proponendosi come utili cavalli da battaglia per chi fa trading abbastanza stretto. Peccato solo a quei tre a taglio 200.000, un’occasione in più persa per il vasto mondo del retail! Un’osservazione infine: c’è chi stima il rendimento degli Italy come quello reale dei nostri governativi fuori dall’ombrello Bce, depurato il fattore cambio. Forse non è esattamente così ma un qualche segnale in tal senso senz'altro contribuiscono a darlo.