Nella bufera dei mercati ci sono asset che hanno resistito: un caso interessante è quello di alcune tipologie di bond dei Paesi emergenti, cerchia ampia e caratterizzata da variegati sottostanti. Lo confermano le performance di alcuni Etf riferiti a tale raggruppamento obbligazionario. In una verifica su tre mesi l’Spdr BofA Merrill Lynch 0-5 Year Emerging Usd Government Bond (Isin IE00BP46NG52) ha perso soltanto il 6,2%, concentrato soprattutto nel periodo dal 4 marzo in poi, mentre l’Ubs Usd Emerging Investment grade Esg Diversified Bond (Isin LU1974695790) è calato del 7,5%. Queste performance dimostrano una discreta resilienza: non è però il comparto emergente nel suo insieme a reggere quanto alcune nicchie particolari, come nel primo caso le scadenze corte (0-5 anni) e nel secondo l’affiorante “rifugio” delle obbligazioni Esg, basate su criteri sostenibili - ambientali e sociali - relativamente al processo di costruzione dei portafogli. Quelle più generiche hanno invece sofferto maggiormente, seppur senza i crolli di precedenti crisi.

Reagiranno prima?

C’è ora da domandarsi se saranno le stesse categorie a rispondere prima e meglio in presenza di rimbalzi dei mercati? In termini di tempistiche forse sì ma molto meno invece relativamente alle performance assolute, poiché la resilienza di cui si è detto farebbe un po’ da tappo in fasi nettamente reattive, quando si manifesteranno. Di qui esce l’indicazione di una possibile strategia sdoppiata di investimento, basata da una parte su Etf più generici, sempre relativamente ai bond emergenti, e dall’altra su Etf appunto di nicchia. I veri perdenti del primo trimestre 2020 si identificano invece nei sottostanti espressi in valute locali, fortemente debilitatesi nelle ultime settimane. Lo confermano il VanEck Vectors Emerging Local Currency Bond Etf (Isin IE00BDS67326), che ha perso quasi il 16% in un mese, l’iShares Emerging Local Government Bond (Isin IE00B5M4WH52), sceso del 15,8% nello stesso periodo, e il Pimco Emerging Local Bond (Isin IE00BH3X8336), calato del 14,2% ma che già ieri ha messo a segno un rimbalzo del 3,3%.

Singoli bond con prudenza

C’è chi guarda nondimeno con un certo scetticismo all’utilizzo degli Etf nell’ambito obbligazionario emergente, data l’attrattività delle cedole di molte singole emissioni, che si caratterizzano comunque per elevata variabilità delle quotazioni. Perché perdere per esempio il 6,5% in dollari di una Petrobras lunga che magari prezza sotto 90? Perché non puntare su governativi minori dai rendimenti elevati? Inutile dire che la risposta dipende dalla diversa propensione non tanto al rischio quanto alla volatilità dei bond sopportata dal singolo investitore, realtà poco scontata in fasi fortemente negative dei mercati. La possibilità di diversificare offerta dagli Etf è una protezione invece decisiva per restare attivi in presenza di dilaganti segni negativi. Il mondo obbligazionario emergente richiede un’ottima conoscenza dei sottostanti e delle particolari dinamiche di andamento delle quotazioni, nonché obbliga a operare soprattutto sull’Otc, dove gli spread “bid”-“ask” risultano nettamente inferiori rispetto ai mercati regolamentati di casa nostra. E c’è infine una malefica trappola difficile da individuare. A causa delle ondate di liquidità immesse dalle banche centrali anche fra gli emergenti si sono emesse obbligazioni con rendimenti inferiori rispetto al corretto “fair value”, situazione che potrebbe determinare crisi nei prossimi anni, in presenza di rialzi dei tassi. Come individuare queste tagliole? Confermando la scelta di diluire i sottostanti, su cui si investe, grazie appunto agli Etf. Non c’è altra soluzione.