La sospensione di sottoscrizioni e rimborsi dei fondi obbligazionari H2O, decisa per intervento della Consob francese, allo scopo di effettuare verifiche su bond illiquidi detenuti nei loro patrimoni, solleva un problema che tocca anche i piccoli e medi investitori autodidatti e indipendenti nella propria operatività. È quello della liquidità degli strumenti finanziari, aggravatosi negli ultimi tempi. La ricerca talvolta spasmodica di rendimento porta infatti a cercare bond magari ignorati per tanti motivi: scarsa conoscenza dell’emittente, taglio rilevante (problema tipico di quelli in euro), quotazione solo su una Borsa a livello internazionale, inefficienze operative e altro ancora. La Mifid avrebbe dovuto porre rimedio al problema ma non è avvenuto. Succede così che molti titoli non siano assecondati sul secondario, in altre parole che non abbiano il cosiddetto “market maker” a sostenerne una continua presenza di offerta in denaro e in lettera. Il problema si è inasprito negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi, in presenza di yield talvolta negativi o modesti, che comportano rarefazioni degli scambi. Anche però emissioni con interessanti rendimenti ne sono interessate, per motivi magari specifici.

Cosa si deve fare

Data purtroppo la totale assenza di controlli da parte del regolatore, che invece risulta severissimo nello stabilire normative vincolanti su altri aspetti, tocca ormai all’investitore “fai da te” proteggersi, senza per questo cadere nella trappola dei prodotti gestiti, solo apparentemente difensivi ma di cui non si conoscono i costi reali, spesso abilmente occultati. La vera risposta sta negli Etf ma questo è un altro discorso. Come muoversi allora?

  1. Fondamentale la scelta di emissioni con ammontare di almeno 200 milioni nel caso di euro e dollaro ma ancor meglio se superiore ai 500 milioni. Per i bond presenti su Borsa Italiana ogni scheda prodotto nelle “info strumenti” riporta appunto la voce “ammontare emesso”. È quella da controllare.
  2. Una verifica del “book” delle contrattazioni risulta altrettanto importante. Consigliabile scegliere emissioni con almeno quattro o cinque livelli di prezzi esposti e con spread denaro-lettera contenuti al massimo in 80/100 pb. Meglio naturalmente se si riesce a stare sotto questi valori medi, saliti rispetto solo a qualche anno fa.
  3. Il confronto è indispensabile. Se il bond si riferisce per esempio a un emittente corporate di un certo rilievo è assodato che lo stesso sia quotato anche su Borse estere, per esempio Francoforte o Berlino. Accedendo ai relativi siti e digitando l’Isin di riferimento si può verificare se lo spread esposto su Mot o Tlx è allineato o no a quanto sta avvenendo su piazze importanti per il comparto obbligazionario.
  4. La stagionalità svolge un ruolo sempre rilevante, con l’estate che si svuota di scambi e i mesi invernali, soprattutto di fine anno, che migliorano. Evidentemente non ci si può limitare a comprare o vendere solo in certi periodi dell’anno ma tenere conto di questo fatto può aiutare.
  5. Nel caso delle obbligazioni in valuta (caso emblematico quello del dollaro) è consigliabile effettuare transazioni negli orari in cui sono aperte le relative Borse - per esempio Wall Street - perché solitamente si registra una maggiore liquidità, indotta da un mercato più attivo.
  6. Una verifica puntuale per alcune sedute dei livelli di liquidità e di spread del titolo o dei titoli che interessano è preziosa quando si effettuano acquisti per importi rilevanti. In un mercato mediamente a bassi scambi – quale l’attuale – il “book” spesso può presentare proposte civetta, che tendono solo a spostare la quotazione verso livelli più favorevoli per chi sta dall’altra parte delle contrattazioni. Analizzarlo con attenzione serve a evitare trappole.
  7. Inevitabile un altro consiglio: mai andare a mercato! Occorre sempre fissare un prezzo sia in acquisto sia in vendita, una barriera solo migliorabile se l’intermediario utilizzato applica con cura l’obbligo della “best execution”, in base alla quale i negoziatori autorizzati devono eseguire transazioni alle migliori condizioni possibili con riferimento a momento e prezzo delle operazioni compiute per i propri clienti.
  8. I volumi esposti sono altrettanto essenziali. Capita spesso di trovare piccoli importi, inferiori alle “size” medie trattate (identificabili nelle cifre tonde: per esempio 10.000 euro per un titolo con taglio 1.000). In questo caso se si riscontrano proposte per 6.000 o 7.000 euro si eviti di prenderle in considerazione: possono essere trappole che scompaiono al momento dell’inserimento dell’ordine per spostarlo verso livelli più favorevoli a chi detiene le redini delle contrattazioni. Ciò avviene soprattutto per i bond molto liquidi e per quelli in valute emergenti.
  9. Proprio il mercato dei bond “emerging” (in dollari ma soprattutto nelle divise locali) è il più difficile da valutare, per due fattori: gli scambi si concentrano spesso su poche obbligazioni, che variano in rapporto a numerosi fattori, con l’effetto che si hanno titoli iper liquidi e altri poco liquidi. Fra gli emittenti il mercato si convoglia sempre più sui Bei/Eib e sui World Bank Sustainable ma non su tutti.
  10. Al contrario di quanto sostengono i poco informati oggi conviene – se possibile – utilizzare intermediari o piattaforme che diano accesso al mercato “Otc” – definizione in realtà impropria. Passando infatti attraverso le Borse estere – soprattutto tedesche – si entra in un contesto di scambi nettamente superiori rispetto a quelli dei quasi desertificati Mot e Tlx. 

Sulle regole comportamentali in merito alla liquidità o illiquidità dei mercati ci si potrebbe dilungare per ore. Seguendo però strettamente quelle indicate si ha già un primo itinerario utile a evitare le trappole più eclatanti.