I tassi ufficiali in Turchia non sono aumentati nel mese di ottobre ma i rendimenti reali di mercato del decennale di Ankara hanno subito una staffilata, passando dal 12,8% del 21/10 al 14,5% della chiusura di ieri. Ed è soprattutto la rapidità del movimento nelle ultime ore ad aver impressionato, proprio quando la valuta manifestava un nuovo crollo a 9,6 contro euro, sfidando quel livello dei 10 che i “forward rates” indicavano già a inizio anno come possibile target. Nessuno allora ci credeva ma gli avventurismi di politica internazionale di Erdogan hanno determinato un collasso che causa un nuovo minimo assoluto, con contemporaneo “sell-off” dei bond di emittenti sovranazionali espressi in Try. Per il Wall Street Journal una parte della colpa di tutto ciò dipende da cautele degli istituzionali rispetto ai risultati delle elezioni presidenziali statunitensi e quindi anche da fattori indiretti. A chi segue solo gli impatti operativi poco importa. Anche perché la domanda inevitabile è sempre la stessa: quali sono i margini di profittabilità in un simile contesto? 

Segno meno su corti e lunghi

Data una “yield curve” ormai impazzita, l’ondata delle vendite ha colpito tutte le scadenze indistintamente. Quanto più impressiona sta però nel fatto che la seduta ha segnalato ai primi dieci posti dei “worst performer” del regolamento italiano ben dieci titoli in Try. Il peggiore è stato l’Inter-American Development Bank 26,5% Ot21 Try (Isin XS1895133723), che complici gli scarsi scambi ha perso il 4,2% atterrando sui 109. Subito dietro il Bei 16% Ag23 Try (Isin XS1860487252) sceso del 3,7% alla cifra tonda di 100 e poi l’Ebrd 21% Ot23 Try (Isin XS1890137364), piombato del 3,6% a 110, quando a febbraio quotava sui 133. L’analisi grafica designa per tutti un canale ribassista iniziato nelle prime settimane dell’anno e che potrebbe trovare presto un punto di arrivo, in corrispondenza di supporti già testati altre volte. La freddezza dei diagrammi avrà ragione? Per cercare di valutare possibili livelli di entrata su stress così esasperati ecco alcuni riferimenti utili a determinare la situazione dei singoli bond, anche perché la lista di quelli quotati è progressivamente crescita negli ultimi due anni. 

Prezzi? Puntare sull’ insensato

Poiché le differenze di rendimento non sono forti (salvo fra cortissimi e lunghi) vale la pena analizzare le varie emissioni estrapolando le minori quotazioni in corso per i tassi fissi ed escludendo gli zero coupon, in prevalenza attestati sotto i 50. Per i primi invece i “meno cari” sono l’Ifc 10,4% Gn22 (Isin XS1637357846), che sui 96 potrebbe ritestare il minimo dell’anno a 90, eventuale interessante livello di entrata, e subito dopo l’Eib 10% Mz22 (Isin XS1574041999), che dai 97 di ieri lascia individuare arretramenti verso i 93/94. Naturalmente sono ipotesi per le prossime sedute, da supporre come picchi minimi di giornata, data la presenza di candele molto nervose durante tutto il mese di ottobre. Da raccomandare quindi una volta di più ordini a revoca su quotazioni magari irragionevoli piuttosto che razionali acquisti sui “book” esposti, in taluni casi penalizzati da market maker insaziabili o latitanti.

La “yield curve” dice che…

Costruendo una curva dei rendimenti in base alle quotazioni ufficiali di Borsa Italiana nasce un grafico molto preoccupante che premia soprattutto le scadenze corte del 2021 relativamente ai Bei, generalmente più liquidi. Non è il caso di fornire indicazioni su quali titoli conquistano i primi posti, poiché l’irrazionalità del mercato, l’apertura degli spread e il variare dei prezzi nelle singole sedute portano a movimenti rapidi. Certo è che un diagramma impostato su massimi al 16% su vite residue di 6/8 mesi e minimi al 10% per i più lunghi non è certo un bel segnale. Aggravato poi dal fatto che ancora una volta i prezzi su Borsa Italiana appaiono meno favorevoli rispetto a quelli di altre Borse europee. Il bilancio finale si conferma – sulla base di tutti i vari parametri – disastroso, lasciando marginali occasioni non solo di investimento ma perfino di trading. Quella dell’obbligazionario in Try è diventata una giostra, divertente ma degna solo di un lunapark.