Azionario di nuovo ribassista e obbligazionario che cerca nuovi equilibri: gli interventi delle Banche centrali non riescono – malgrado tutto – a dare fiducia e lo dimostra l’incremento della volatilità che comincia a preoccupare soprattutto nell’area del dollaro. Da inizio mese il rendimento del decennale Usa è salito e sceso come un’altalena, passando dallo 0,60 allo 0,90% per poi precipitare di nuovo sullo 0,60%, con una serie di segnali e controsegnali non facili da gestire. In questa situazione molti investitori – sia istituzionali sia retail - si sono in parte spostati sugli Etf cosiddetti “ultrashort”, nel senso non di operatività al ribasso ma di sottostanti scadenze obbligazionarie molto corte. E’ un’alternativa valida? Cerchiamo di capirlo relativamente ai replicanti quotati su Borsa Italiana riferendoci a quelli dell’area euro.

1-3 anni gli strumenti sono loro

Per puntare su questi sottostanti (e poi vi diremo a chi convengono), che sono oltre una ventina riguardo agli Etf quotati su Borsa Italiana, i parametri di selezione risultano più complessi di quanto si pensi, data proprio la rilevanza dell’offerta.

Il più liquido – E’ l’iShares Euro Ultrashort Bond (Isin IE00BCRY6557) ad alti scambi, bassissima volatilità e che formalmente dovrebbe distribuire una cedola semestrale, sebbene dal 2016 – complice la situazione dei tassi – ne sia stata sospesa l’erogazione. Con un Ter (commissione totale annua) dello 0,09% è un classico strumento utile per la liquidità, sebbene abbia risentito di un calo di quotazione abbastanza accentuato a marzo. Ne consegue che se la performance a un anno risulta negativa (-0,34%) quella a un mese è positiva (+0,48%). 

Il più reattivo fra i governativi – E’ il Lyxor EuroMts 1-3 years Btp (Isin LU1598691050) riferito ai nostri titoli di Stato. Inevitabilmente in questo caso la volatilità sale verso il 3%, sebbene alcuni sottostanti delle scadenze maggiori abbiano superato e non di poco tale valore. Proprio questa caratteristica consente di poterlo impiegare anche come strumento di trading o meglio per un’operatività dinamica che può migliorarne e di molto le performance abbastanza contenute nel lungo termine (+1% sui dodici mesi), considerando tanto più che non è più prevista la distribuzione di cedole.

Il più reattivo fra tutti – Non c’è soltanto il comparto governativi a caratterizzare il settore ultracorti. Se l’obiettivo è più dinamico un ottimo ruolo lo svolge l’Xtrackers iBoxx Eur High Yield bond 1-3 years, riferito alla tipologia delle obbligazioni a basso rating (sub-investment grade) ma sempre con scadenze corte. In questo caso la volatilità media sale a circa l’8%, mentre il 22 giugno è previsto il pagamento di una cedola di 0,2885 euro con yield del 3,05%. Dopo una fase di prolungato trading range a marzo si è registrato un forte calo delle quotazioni con successivo rimbalzo a V. Il possibile utilizzo d’ora in poi come strumento di trading non esasperato ne fa uno degli Etf ultracorti più interessanti per chi cerchi un abbinamento fra non eccessiva volatilità e rendimenti medi congrui.

Il più sofferente – E’ l’Amundi government bond highest rated EuroMts investment grade 1-3 years (Isin LU1681046428) con sottostanti governativi dell’area euro a elevatissimo rating (AAA), inevitabilmente ad accumulo e con una volatilità media dello 0,6%. L’effetto tassi negativi si evidenzia da tempo e soprattutto quest’anno ha accentuato un ulteriore calo delle quotazioni. Ha trovato nell’area degli 80 euro un forte supporto? Difficile dirlo considerando le incertezze del contesto Ue ma il ruolo protettivo è comunque confermato da un dato di variabilità delle quotazioni sullo 0,30-0,40% in fasi di stabilità monetaria, uno dei più bassi in assoluto della categoria.

A chi servono

Questi particolari Etf obbligazionari si prestano molto bene a integrare posizioni cash con una protezione da rischi dei mercati finanziari, garantendo anche – come nel caso di quello con sottostanti high yield – un certo rendimento nel tempo. Possono così adeguarsi a diverse necessità, tanto più se l’obiettivo è di conseguire un reddito maggiore rispetto a quello della semplice detenzione di liquidità.