Tutto dovrebbe dipendere da lui nel settore obbligazionario, almeno in area euro. Invece il Bund non si comporta più come una volta ed è diventato una specie di mistero perfino per gli istituzionali che ne condizionano il comportamento. Da ottobre si muove di fatto in laterale – relativamente al classico indicatore di forza, cioè il rendimento del decennale – compreso fra negativo 0,45% e negativo 0,21%, con una volatilità modesta, soprattutto nell’intraday. E’ pur vero che, analizzato nell’arco di un anno, conferma invece una notevole variabilità dei corsi, che sembra tuttavia volersi attenuare. Cosa succede?

Troppo negativo!

Inevitabile una prima valutazione: il ritorno nel contesto degli yield con segno meno permette l‘utilizzo del Bund soltanto da parte degli istituzionali più legati a benchmark classici e dei trader supportati dall’analisi grafica. Una parte invece di operatori professionali e di piccoli e medi investitori ha definitivamente rinunciato a questo governativo. Analizzando inoltre il mercato a 360° si osserva la spietata concorrenza del collega francese Oat, molto brillante, e perfino dei maggiori protagonisti della bolla obbligazionaria, quali il nostro Btp e il titolo di Stato greco, visti ancor più in compressione di rendimento ma temuti da molti. In effetti il confronto con l’Oat conferma come nelle ultime settimane i suoi margini di manovra siano stati più ampi, con lo yield sceso dal positivo 0,12% al negativo 0,19% e soprattutto con una volatilità intraday di gran lunga maggiore. 

Scoppia o non scoppia?