Anche le obbligazioni si caratterizzano per una volatilità elevata, non comparabile con quella di molte azioni ma nettamente maggiore rispetto ai valori del passato. Ne consegue che definire una corretta operatività in termini di livelli di entrata e uscita sta diventando sempre più complesso. Può capitare infatti di considerare in esaurimento un trend rialzista o ribassista che invece proseguirà dopo fasi altalenanti. L’unico ausilio è così quello dell’analisi tecnica, che ciascuno adatta alle proprie conoscenze ed esperienze. Oggi proponiamo allora un metodo piuttosto affidabile, utile per migliorare la redditività di un trading obbligazionario definendo punti estremi al ribasso in cui effettuare un “buy” e al rialzo in cui eseguire un “sell”.

Quell’oscillatore e i suoi periodi

L’Rsi, acronimo inglese di Relative strength index, ossia Indicatore di forza relativa, è molto popolare in ambito azionario e talvolta anche in quello obbligazionario. Si basa sul fatto che allorché il prezzo è tanto più in una fase di forza risultano maggiori le chiusure al rialzo rispetto a quelle al ribasso, mentre in una fase di debolezza le chiusure al ribasso sono superiori in confronto a quelle al rialzo L’Rsi si muove all’interno di una banda d'oscillazione costante, che va da 0 a 100, consentendo di individuare zone fisse in cui si ha una situazione estrema. Sono infatti da considerare aree di ipercomprato quelle con valori superiori a 70 e al contrario di ipervenduto quelle con valori inferiori a 30. Questa è la prassi ma naturalmente si possono modificare i parametri ed è proprio l’opzione che suggeriamo, sebbene concettualmente impropria. Riducendo i periodi da 14 a 7 si ottiene un vantaggio, consistente in una maggiore precisione nel definire ipercomprato e ipervenduto, il che si presta meglio ai bond, le cui variazioni di prezzo sono mediamente meno violente rispetto a quanto avviene per le azioni. Con 14 periodi si rischia infatti di non avere segnali sufficienti per un numero adeguato di contrattazioni.

Modificando anche le fasce

Un ulteriore intervento consiste nell’alzare il livello delle fasce di ipercomprato da 70 a 80 e di abbassare quelle di ipervenduto da 30 a 20 per forzare le relative segnalazioni, pur considerando eventuali movimenti compresi fra 70 e 80 e fra 30 e 20 come pre indicazioni. Ovviamente si possono rilevare anche eventuali divergenze tra andamento del titolo e dell’indicatore, il che avviene per esempio quando le quotazioni sono via via crescenti, con un Rsi che registra all’opposto massimi decrescenti, situazione abbastanza comune per l’azionario ma meno diffusa e significativa per l’obbligazionario.

Un esempio concreto

Finora abbiamo fatto teoria. Tocca adesso alla pratica verificare la convenienza o meno di questa metodologia operativa. Prendiamo a riferimento il Btp 2,8% 2067. Con l’Rsi a 14 periodi nelle ultime 200 sedute si sono registrati due sforamenti di quota 70 e quattro veloci contatti con quota 30. Modificandolo invece a 7 periodi i segnali di acquisto e di vendita aumentano in misura rilevante estremizzando soprattutto i livelli di entrata e uscita. E’ vero che spesso questi corrispondono con importanti supporti e resistenze ma proprio la doppia riprova assicura una maggiore padronanza nell’evitare acquisti o vendite in anticipo rispetto a livelli terminali di trend, migliorando di molto l’efficacia dell’operatività, riducendo le transazioni e contenendo quindi i costi globali. C’è anche un altro vantaggio importante: si acquisisce così maggiore sicurezza definendo in ogni fase dei mercati la momentanea forza dello strumento su cui si opera. Il tutto con un grafico facile da leggere. Provare per credere!