Generalizzate pressioni rialziste sui mercati obbligazionari e soprattutto nel contesto dei governativi, aiutati dal diffuso “risk off”: il decennale Usa scende addirittura allo 0,83% di rendimento, nuovo minimo storico, mentre il Bund sfiora il negativo 0,70% e solo il Btp resta al positivo 1,1%, dopo una giornata in rosso. L’upside è diffuso e tocca soprattutto i titoli di Stato dei Paesi che adottano politiche monetarie ultra espansive, sebbene da più parti si cominci a sostenere che i relativi effetti appaiono inutili. Una discussione questa che ai nostri lettori forse non interessa.

Inevitabili i downside

Il contesto è però talmente incerto che non si assiste soltanto a quotazioni in salita ma anche a trend ribassisti. Ancora debolezza in particolare sull’high yield, che pur aveva tentato un mini rimbalzo mercoledì. Entriamo ora più nei dettagli di un mercato che registra un nuovo allargamento degli spread sui titoli meno scambiati o più a rischio, rendendo talvolta difficili gli switch per esempio da scadenze lunghe a quelle corte sullo stesso emittente, strategia consigliabile per i più prudenti in fasi così nervose, al fine di evitare la volatilità che colpisce e ancor più potrebbe colpire le “duration” maggiori. Segnali di forte tensioni in particolare per gli Argentina, che crollano di nuovo sui o sotto i 40 Usd. Le contrattazioni bassissime bastonano per esempio il 7,125% 28gn2117 (Isin US040114HN39), l’ultra Matusalemme “benchmark” del sentiment rispetto ai governativi di Buenos Aires, sceso a 40,5 $ contro i 51,6 di fine dicembre. Le ultime notizie provenienti dal sud America parlano di possibile scontro con i grandi fondi internazionali che detengono quote del debito: si tratta di Blackrock, Fidelity, Pimco, Templeton e del venture Greylock, i quali si oppongono a tagli del capitale detenuto.