La debolezza del dollaro ha inciso su molte categorie obbligazionarie nelle ultime settimane ma non ha penalizzato quella degli emerging markets bond (governativi – corporate e high yield) in tale valuta. Molte emissioni riferite a tali asset hanno registrato in effetti ad agosto il segno positivo, ancor più evidente se la verifica si riferisce alla periodicità trimestrale, con performance perfino di oltre il 5%, che - depurati i movimenti del $ - assumono corrispettivi più cospicui.

Il perché di questa forza

Due motivi su tutti hanno determinato il rally. Sono la tanta liquidità in dollari, che cerca continuamente rendimento (gli emerging lo danno ancora) e le prospettive malgrado tutto positive sulla crescita economica. C’è anche un terzo fattore più tecnico. Si tratta della fine della correlazione fra dollaro da una parte ed emerging bond e oro dall’altra. Fino a pochi mesi fa un biglietto verde debole avrebbe avuto ripercussioni positive su entrambi gli asset. Nelle ultime settimane sono state invece le obbligazioni a performare meglio dell’oro e il motivo è presto spiegato. Lo yield medio delle prime si aggira sul 4%, facendo sì che parte degli investitori abbia preferito ridurre l’esposizione al “risk off” aureo passando decisamente su un “risk on” considerato non eccessivo. 

Dove trovare valore

Inevitabilmente il mercato si è così accorto nuovamente di una categoria di bond trascurati nei mesi precedenti. Lo sta facendo soprattutto con gli Etf, molto più efficienti rispetto alle singole emissioni. Analizzando i movimenti a tre mesi il clone migliore risulta l’Ubs Usd Emerging Markets Sovereign hedged to Eur (Isin LU1324516308 – valuta di denominazione e negoziazione euro – tipologia ad accumulo), che ha messo a segno un +6,2% grazie soprattutto alla copertura del cambio. Subito alle spalle arriva un Etf simile, l’iShares Usd Emerging Bond Eur Hedged (Isin IE00B9M6RS56 - valuta di denominazione e negoziazione euro), che però prevede la distribuzione di cedole, con un rendimento in corso del 4,2%.  Un po' più indietro si colloca invece l’Ubs Usd Emerging Markets Bond 1-5 years hedged to Eur (Isin LU1645386480 - valuta di denominazione e negoziazione euro), limitatosi a un +3,8%. È evidente come l’hedge abbia svolto un ruolo primario nella rincorsa delle quotazioni rispetto alla debolezza primaverile ma analizzando le forchette fra minimo e massimo si può notare come i margini di potenziale crescita siano ancora rilevanti. Molti Etf, soprattutto fra quelli senza protezione del cambio, sono rimasti infatti indietro, comportando perdite in termini di prezzo sulle differenti periodicità. 

A un anno quasi tutti con il segno meno

La valutazione più realistica viene appunto da un’analisi su cadenza annuale. In questo caso infatti la stragrande maggioranza degli Etf “emerging” si caratterizza per il simbolo negativo, confermando come il settore sia stato particolarmente penalizzato dal Covid così come da alcune vicende specifiche. I più importanti emittenti in dollari, quali Brasile, Russia e Turchia hanno sofferto ma non eccessivamente, mentre molti dei minori stentano ancora a riprendere quota. La somma di tante storie non esclude che questo settore sia ora all’attenzione degli investitori e che forse sarà destinato a restarlo per non poco tempo.