È uno degli emittenti più “gettonati” dagli investitori italiani alla ricerca di rendimenti. Le domande sono sempre le stesse: “Come va?”, “Devo preoccuparmi?” oppure “Posso aumentare la posizione viste le quotazioni interessanti?”: Pemex – ovvero Petróleos Mexicanos – è una società di Stato, appunto messicana, attiva nel campo dell’estrazione di petrolio e di commercializzazione dei suoi derivati. Allo stesso tempo è però anche la corporate del settore più indebitata al mondo, per 100 miliardi di dollari. Ciò costituisce uno dei motivi della sua relativa debolezza sui mercati. Nel senso che da anni ormai c’è uno spread di rendimento ampio rispetto alle classiche “big” petrolifere con forti esposizioni in dollari. Un classico riferimento in proposito è rappresentato dall’altra società di Stato dell’oro nero, la brasiliana Petrobras.

Salvataggio improvviso 

Negli ultimi giorni Pemex è stata una volta di più salvata dalla mano pubblica nazionale. Il presidente messicano, Andrés Manuel López Obrador, attentissimo alle fortune del gruppo, ha infatti sollecitato il Governo ad adottare iniziative a suo favore, con l’iniezione di liquidità per 2 miliardi di dollari, allo scopo di rimborsare un’emissione in scadenza proprio a gennaio, poi con un intervento legislativo a danno delle importazioni di petrolio dall’estero e infine con ulteriori atti a supporto della costruzione di una nuova mega (e iper contestata) raffineria nello stato d'origine proprio dello stesso Obrador. Inutile sottolineare che le difficoltà hanno origine sia nella caduta delle quotazioni del greggio nel 2020 sia nella crisi economica da Covid – devastante in Messico – oltre che in scelte strategiche sbagliate da anni per Pemex.

Il mercato tira dritto

Passiamo però a quanto interessa i nostri lettori: le quotazioni dei bond Pemex. Che hanno risentito pochissimo – almeno finora – delle notizie circolate con una certa cautela negli ambienti finanziari internazionali. Il perché deriva da motivi di convenienza strategica. Quasi tutti i fondi, sia relativi ai Paesi emergenti sia alle obbligazioni high yield, hanno infatti pesanti posizioni sui bond di Petróleos Mexicanos. Così le emissioni sia corte sia lunghe hanno tenuto, anche perché considerate una delle ultime ancore di salvataggio per chi cerca disperatamente rendimenti. Un caso per tutti fra i 28 titoli della società quotati su Tlx: il 6,625% scadenza 2035 in Usd (Isin US706451BG56 – taglio 10.000) ha perso due punti nelle ultime sedute ma ha tenuto l’importante supporto dei 95 $. Rispetto ai minimi di aprile a 65 $ segnala una forza relativa ancora rilevante, circa 10 punti sotto i massimi di febbraio 2020, quando di Covid si sapeva poco. 

La mappa del calore

Dato il rilevante numero di obbligazioni presenti sul secondario, soprattutto in dollari ma anche in euro e nella valuta nazionale, il peso, di cui la maggior parte trattate sull’Otc, vediamo come si colloca la relativa curva e quali sono le emissioni più redditizie. Ricordando che i rating di Pemex sono contradditori (BBB per S&P e BB- per Fitch, con distinzioni rilevanti poi in funzione delle monete di espressione del debito) il diagramma degli yield è piuttosto confuso, con due curve, una riferita alle scadenze molto corte e una alle lunghe, primo segnale preoccupante, in quanto rilevatore di nervosismi maggiori per le vite residue oltre i 4-5 anni. Un’altra singolarità è costituita dal fatto che i rendimenti maggiori sono garantiti allo stesso tempo da un bond decennale e da un bond quarantennale, caratterizzati da duration nettamente diverse.

Trascurando alcune difformità ancora più clamorose e relative a emissioni scambiate solo sull’Otc, il titolo meglio collocato sulla cosiddetta mappa del calore è il 6,84% 2030 (Isin US71654QDC33 – taglio 10.000 $), sebbene esposto a spread altalenanti. Con un rendimento sul 6,2-6,4% e una duration di 6,7 manifesta “ratio” equilibrati. La quotazione più bassa in assoluto la si ritrova invece sul 5,5% 2044 (Isin US71654QBE17 – taglio 10.000), che rende circa il 7% con una quotazione sugli 82-82,4 $ ma penalizzato da una duration oltre i 12.

Il già citato quarantennale 6,95% 2060 (Isin US71654QDF63 – taglio 10.000) è inevitabilmente quello che dà di più in assoluto avvinandosi quasi all’8% ma esponendo l’investitore a elevati livelli di rischiosità. Infine i bond in euro. Sono mediamente meno scambiati e il meglio collocato in tale ambito risulta il 4,75% 2029 (Isin XS1824424706 – taglio 100.000), prezzato (indicativamente) poco sopra i 100 con un rendimento di circa il 4,7%, migliore rispetto al 5,5% 2025 (Isin XS0213101073 – taglio 10.000), che ai 109,3 di ieri assicura circa un 3% di yield.