Un settore finora trascurato dagli investitori, salvo nel caso di alcune emissioni in dollari, effettivamente convenienti in una fase espansiva di politica monetaria. Gli “step-up” sono sempre stati in seconda linea, poiché prevalentemente illiquidi pure quando il problema in generale non era così grave come sta avvenendo adesso. Definiti impropriamente dei tassi variabili, sono in realtà dei tassi fissi a cedola crescente, soggetti a mutamenti dei prezzi diversamente correlati alle evoluzioni monetarie rispetto ai tassi fissi standard. Questo per un semplice motivo: è la media delle diverse cedole a dover essere presa in considerazione e non la singola cedola, che varia con il passare degli anni.

Piacciono alle banche

La necessità degli emittenti finanziari di diversificare l’impatto del costo del debito obbligazionario li porta spesso a prevedere bond “step-up” a fianco di tassi fissi e variabili ma nella maggior parte dei casi si tratta di operazioni dagli importi modesti e dalla scarsa evidenza commerciale. Al punto tale che alcune valutazioni critiche al nascituro Btp Futura sono state espresse proprio da emittenti presenti sul mercato con strumenti di tale tipo. Ironia della sorte!

Effettuando una verifica sul secondario degli “step-up” ieri scambiati su Tlx ecco quanto ne è conseguito. 

Banco di Sardegna (Isin IT0005029167 – taglio 1.000): emesso nel 2014, ha scadenza 20/6/2024. Dal 20/6/2020 prevede un 3%, poi soggetto a un gradino al 3,5% dal 20/6/2021, al 4,5% dal 20/6/2022 e infine al 5% dal 20/6/2023 fino al rimborso. Quota sui 107,9 con spread denaro-lettera abbastanza contenuto.

Bpr (Isin IT0005160046 – taglio 1.000): emesso nel 2016, ha una scadenza corta all’11/1/2021. Paga una cedola finale dell’1,25% e quindi di fatto ormai è un tasso fisso senza più “step”. In realtà il “book” è composto solo da un “bid” a 100,3 e quindi si presta a chi - già investito - volesse anticipare il rimborso vendendo sul secondario. 

Ubi Banca (Isin IT0005347395 – taglio 1.000): emesso nel 2018, verrà rimborsato il 9/11/2021. Fino a dicembre pagherà l’1,6% per poi salire a una cedola finale del 2%. Il titolo tratta sui 101,1 ma con un “book” piuttosto scarno. 

Ubi Banca (Isin IT0005360083 – taglio 1.000): emesso nel 2019 verrà rimborsato il 28/2/2022. Fino al 28/2/2021 paga l’1,55% per poi vedere la cedola salire all’1,75% sino a scadenza. Quota sui 100,9 con un “book” abbastanza soddisfacente. 

Mediobanca (Isin XS1928480166 – taglio 1.000): emesso nel 2019 ha una vita residua più lunga rispetto ai precedenti, scadendo il 25/1/2024. Prevede una cedola dell’1,75% fino al 25/1/2021 e poi sale di anno in anno all’1,9%, al 2,05% e al 2,25% finale.  Quota sui 102,3 ed è uno dei titoli più liquidi dell’intera famiglia degli “step-up” presenti su Tlx.

Mediobanca (Isin XS1946867907 – taglio 1.000): emesso nel 2019 scadrà il 29/3/2025 ed è quindi il più lungo di tutti fra quelli presi in considerazione. La struttura cedolare contempla una scalarità di anno in anno, passando dall’1,55% (29/3/2021) all’1,65%, poi all’1,75%, all’1,85% e infine al 2,05%. Quota sui 102,5 ma è soggetto a una certa volatilità. 

Sono loro i precursori di Btp Futura. Saprà la nuova emissione di Stato persuadere gli investitori rispetto a tanti capiscuola? La risposta fra qualche giorno.