Giornata di nuovo incerta quella di ieri in ambito obbligazionario, con protagonisti in termini di performance – nell’ambito dei titoli di Stato – i Btp€i nonché – fra bancari e corporate – alcuni tassi fissi. Gli onori della cronaca vanno però a due titoli per lungo tempo intrappolati in situazioni precarie.

L’Autostrade 1,625% Gn23 in euro (Isin IT0005108490 – taglio 1.000) dopo varie sedute negative e soprattutto la difficile sessione del 1° ottobre si è appoggiato sulla resistenza dei 97,28, con una giornata che potrebbe riportare positività sul titolo. Importante il fatto che si allontani dalla media mobile a 200 collocata a 96,2, quindi circa 100 pb sotto. Possibile una fase di recupero anche per un altro motivo: il più trattato degli Autostrade sta infatti muovendosi verso l’estremità di un triangolo dentro cui si colloca da giovedì 24 settembre. Attenzione quindi alla tenuta dei 97,28: solo oltre il trend ha prospettive di “upside”.

Il Btp Futura Lg30 in euro (Isin IT0005415291 – taglio 1.000) ha quasi sfiorato i 103 euro, chiudendo poi a 102,65. Rilevante e confermato l’orientamento rialzista dopo undici sedute positive su dodici. Dal 22 settembre il mercato ha scoperto il più anomalo dei Btp, perché il tasso lordo in corso dell’1,15% non lo penalizza rispetto ai rendimenti correnti dei tassi fissi italiani. Attenzione però a troppo entusiasmo. Il primo movimento negativo dei governativi nazionali certamente si ripercuoterà sullo “step-up” di casa nostra, spinto un po' troppo anche dalle valutazioni positive di alcuni analisti. Sui livelli raggiunti è consigliabile prudenza.

I Treasuries Usa stanno registrando una fase di debolezza dopo il cambio di direzione nel sentiment dei mercati a favore dal “risk-off” al “risk-on”. Il vero motivo di incertezza cui si accennava all’inizio dell’articolo proviene proprio da oltre Oceano, con il decennale tornato a risalire verso il livello di rendimento dello 0,75%, il che lo riporta – opportuno segnalarlo – vicino allo yield del Btp a dieci anni, seppur con la differenza delle rispettive valute. Nell’ambito dei governativi Usa il T-Bond 3% 2045 (Isin US912810RM27 – taglio 1.000 $), fra i più trattati sul Mot relativamente ai bond d’oltre Oceano, merita di essere seguito nelle prossime sedute, perché si è appoggiato sui 131-132, sotto i quali partirebbe una fase correttiva. Si tratta però di dinamiche tollerabili in un contesto di volatilità che non dipende da tensioni di politica monetaria ma da switch fra i vari asset.

In relazione al quadro obbligazionario Usa c’è da segnalare una presa di posizione di Goldman Sachs, che in un suo studio ha consigliato gli investitori a vendere Treasuries a dieci anni e di trasferirsi su quelli a 30 anni. In realtà le incertezze sono maggiori di quanto la banca di New York non consideri: il mercato prevede infatti nuovi interventi di stimolo da parte della Fed per due trilioni di dollari. Si avverte intanto il timore che l’inflazione si riscaldi, specialmente se Biden dovesse vincere le elezioni presidenziali. In tal caso l’unico segnale sicuro consisterebbe nell’aumentare l’esposizione sui Tips (inflation linked), che già hanno dato buone soddisfazioni negli ultimi mesi. 

Il Turchia 11,87% Ge30 in Usd (Isin US900123AL40 – taglio 1.000) è tornato sopra i 134, rientrando in una fascia di lateralità che lo caratterizzava da settimane. Gli scambi non lo premiano, perché il mercato preferisce trattarlo su altre piazze, dove la liquidità è maggiore. Occorre comunque monitorarlo con la media mobile a 200 sedute, che si sta di nuovo avvicinando (distanza in corso di circa 100 pb) dopo averne sovrastato le quotazioni da agosto. La situazione è interessante perché un’eventuale rottura al rialzo ha spazi – almeno dal punto di vista tecnico – per movimenti di tutto rilievo.

Il successo riscontrato dai governativi della Romania nell’area euro ha un po' messo nell’angolo le equivalenti emissioni in dollari. Buona performance ieri del 3% scadenza 2031 (Isin XS2201851172 – taglio 2.000 Usd), salito a 103,5 $, sebbene gli scambi siano molto modesti. Al momento risulta forse caro ma l’analisi grafica del pur breve periodo di quotazione sul Mot evidenzia sue frequenti cadute sotto 100, che possono rappresentare dei buoni livelli di entrata, grazie anche a una volatilità media abbastanza elevata. In realtà sulla “yield curve” dei Romania in Usd il migliore in assoluto è il 4% scadenza 2051 (Isin XS2201851685 – taglio 2.000), che si avvicina al 4% di yield contro il 2,7% circa del 2031. 

La notizia del giorno riguarda la Cina: il ministero delle Finanze del Paese asiatico ha annunciato di voler emettere la prossima settimana altre due serie di bond elettronici per un totale di 60 miliardi di yuan (circa 8,8 miliardi di dollari). Un comunicato spiega che una serie di titoli per un valore non superiore a 30 miliardi di yuan avrà una scadenza di tre anni e tasso cedolare fisso del 3,8%, mentre l’insieme dei quinquennali avrà una cedola fisso del 3,97% e il relativo volume di emissione non supererà i 30 miliardi di yuan. Rispetto ad altri tipi di obbligazioni, i bond elettronici sono visti come un'opzione più conveniente, in quanto le cedole vengono versate tramite un accreditamento diretto sul conto degli investitori. Questi titoli per ora sono trattati soltanto su alcune Borse cinesi ma non se ne esclude l’esordio in Europa. Intanto l’Etf Ubs Cny China Gov. 1-10 anni Usd (Isin LU2095995895) sta lentamente riprendendo quota dopo il calo estivo. Dal minimo di 9,344 euro del 5 agosto ha ritoccato i 9,78, con possibili ulteriori margini di recupero, dovuti anche all’andamento del sottostante renminbi – sebbene la valuta di denominazione sia l’Usd – che ha riguadagnato posizioni, determinando parte della performance.