0,90 e poi 0,80 e infine 0,70%: i vari livelli di rendimento per il decennale italiano sono stati infranti nell’arco di pochi giorni e ieri la seduta è finita con uno 0,67%, che ci fa “arretrare” - risultato molto positivo - al terzo posto nella classifica degli yield riferiti ai Paesi occidentali, dietro Australia (0,85%) e Usa (0,78%) e di pochissimo davanti al Canada (0,63%). Ne conseguono massimi storici per il Future Btp long term e per la stragrande maggioranza delle scadenze, con il 2,8% 2067 che ha addirittura superato i 130 euro, quando soltanto due anni fa quotava sotto 80. Questo forzato – perché tale è – trend ha trascinato al rialzo altre emissioni correlate al sistema Italia.

Cdp tasso misto 2026 (Isin IT0005374043) -  A 105,55 euro ha chiuso di poco sotto il massimo storico di 105,91, ostentando la maggiore candela verde degli ultimi mesi e mettendo a segno un tiratissimo 86,4 per il relativo Rsi, mai registrato in tutta la sua storia. Lo strappo di quest’ultimo porta a consigliare prudenza sul titolo, che ieri ha scambiato oltre 3 milioni di euro, come non accadeva da tempo. Non ci si dimentichi che da giugno del prossimo anno la struttura si trasformerà in tasso variabile Euribor 3 mesi + 1,94%, di non poco inferiore rispetto all’attuale tasso fisso 2,7%. 

Btp Italia – Sono loro ad avere ancora qualche margine nel contesto dei governativi italiani. Il fattore cedola base è l’elemento che determina la maggiore o minore forza su questo fronte e lo dimostra proprio l’Rsi, che nel caso del maggio 2025 ha toccato un massimo a 82,6, mentre per il novembre 2023 è ancora sotto le punte di luglio 2019 e di luglio 2020. Nel primo caso il tasso minimo garantito è all’1,4% e nel secondo dello 0,45%. Una differenza così forte si fa sentire anche a livello di analisi tecnica nonché di scambi. Il 2025 ha registrato ieri controvalori di 51 milioni, che l’hanno addirittura collocato al quarto posto nella classifica assoluta dietro i tassi fissi 2,8% 2067, 2,45% 2050 e 1,45% 2036. Niente male considerando la particolarità di una seduta improntata alla grande a favore di questi ultimi.

Autostrade 1,625% 2023 (Isin IT0005108490) – Sempre molto trattato sul secondario non trova però il supporto di vari indicatori tecnici, che ne evidenziano una relativa debolezza, seppur sia tornato sopra i 98 euro, sebbene il livello sia interessante, poiché da lì era iniziata la fase discendente di fine settembre, grazie alla quale si era realizzata la chiusura del “gap” generatosi fra il 14 e il 15 luglio. Ci sono ancora margini di crescita, sempre che si confermi la tenuta del supporto di breve periodo dei 98,16 euro.

Bei 7,25% 2030 in Zar (Isin XS2105803527) – Mercato molto dinamico nei confronti di questo titolo in valuta emergente su cui si concentra l’attenzione grazie all’andamento della divisa. Il ritorno sui 19,5 Eur/Zar è stato accompagnato una volta di più dalla volatilità di un bond che garantisce il 6,6% di rendimento contro il 6% del “cugino” Bei 8% 2027 (Isin XS1605368536). La quotazione di 104,5 del primo lo porta a prevalere una volta di più sul secondo, arroccato sui 111, nonché a dominare la scena dei sovranazionali “emerging”, dove sembra perdere invece “appeal” il peso messicano, in arretramento nella classifica degli scambi, a causa della debolezza delle ultime ore.

Pemex 5,5% 2025 (Isin XS0213101073) – Il lotto 10.000 euro e uno yield sul 4,9% sta facendo risalire la quotazione del titolo dopo la correzione di inizio settembre. Il livello 100 si è ancora una volta dimostrato un buon supporto e la chiusura ieri a 103,3 riavvicina il possibile obiettivo per le prossime sedute dei 105 euro. Bene gli scambi, al punto tale da posizionarsi al primo posto sull’ExtraMot, con un controvalore giornaliero che non si vedeva da tempo. In realtà su altre Borse europee si è fermato sui 102,8-103, con la solita penalizzazione a sfavore dell’investitore italiano riscontrabile in tanti casi.

AirFrance-Klm 3,75% 2022 (Isin FR0013212958) – L’effetto Covid ritorna a indebolire i bond del comparto aereo. Molto fiacco il francese, che fra l’altro evidenzia prezzi reali di contrattazione più vicini al “bid” che all’“ask”, confermando le difficoltà dei venditori su un titolo a taglio 100.000 in euro. Solo un improvviso risveglio nel pomeriggio ha salvato l’Air France da un netto crollo sotto i 90, in una seduta in cui si sono registrate non poche transazioni su 88,5-88,6 euro. 

Webuild 1,75% 2024 (Isin XS1707063589) – Torna a salire a 88,8 un titolo a taglio 100.000 euro dall’ammontare di 500 milioni del player italiano delle grandi opere (ex Salini Impregilo). Ciò avviene in una seduta in cui la corrispettiva azione si dimostra volatile. Con un rendimento del 5% a scadenza e un rating BB- il bond evidenzia scambi modesti, che solo in poche occasioni riescono a superare la barriera dei 2 milioni per seduta (ieri 600.000 euro), il che non penalizza tuttavia lo spread, mediamente piuttosto stabile.