Alla ricerca del rendimento perduto! I piccoli e medi investitori guardano disperatamente alle alternative possibili per trovare quei profitti distribuiti che il Covid ha tramortito, da una parte – l’obbligazionaria – per gli interventi delle Banche centrali e dall’altra – l’azionaria – per i tagli dei dividendi imposti o autoimposti nel caso delle società quotate in Borsa. Lo screening delle opzioni possibili diventa quindi furioso, ampliandosi ad asset che prima sarebbero stati messi difficilmente a confronto diretto. Lo dimostra questo match, molto più realistico di quanto possa sembrare all’apparenza, ovvero fra Etf high yield e un’azione molto popolare nei portafogli nonché storicamente generosa. Chi ne esce vincente?

Inevitabilmente in euro ma…

Sul fronte degli Etf obbligazionari c’è un elemento a loro favore: è quello di poter reperire anche cloni con sottostanti in dollari ma con copertura del cambio, generalmente più prodighi rispetto alle versioni relative a indici di titoli in euro. Numeri alla mano ecco cosa si può ottenere nella fase in corso. Il Lyxor Usd High Yield Bond Monthly Hedged in euro (Isin LU1435356495 – valuta di denominazione Eur), di cui abbiamo già scritto più volte, paga purtroppo una sola cedola annua a luglio seppur corposa, con un rendimento quantificabile alla quotazione in corso nel 6,7%. Se una distribuzione così concentrata può apparire poco favorevole, al polo opposto si colloca il Pimco Us Short-Term High Yield Corporate Bond Eur Hedged (Isin IE00BF8HV600 – valuta di denominazione Eur), altra vecchia conoscenza. Attualmente con la sua cedola mensile garantisce circa un 5%, riferito a importi scadenzati fra un minimo di 0,28 euro e un massimo di 0,42 euro ogni 30 giorni. Non volendo invece puntare sull’area dollaro, pur con l’hedge, l’opzione più generosa riguarda il Lyxor Eur Short Term High Yield Bond (Isin LU1617164998), con sottostanti solo titoli dell’area euro e un rendimento del 3,8%, derivante anche in questo caso da un’unica cedola annuale pagata a luglio. L’analisi potrebbe proseguire ma basandosi unicamente su questi tre Etf e calcolando il valore di rendimento medio si ottiene un 5,16% lordo, equivalente a un 3,8% netto.

E l’azione Eni invece?

Il confronto quindi con uno strumento che rappresenti quote di capitale sociale deve basarsi su questo riferimento. Ci può riuscire, per esempio, l’azione Eni a batterlo? Considerando che senza dubbio è stato nel passato uno dei titoli a maggiore “dividend yield” occorre analizzare la situazione in corso, modificatasi abbastanza radicalmente. Notizia fresca di giornata quella che il consiglio di amministrazione della società petrolifera italiana ha deliberato un acconto sul dividendo 2021 (relativo all'esercizio 2020) di 0,12 euro per azione; lo stacco avverrà lunedì 21 settembre, con pagamento il 23 successivo. L’anno scorso era stato distribuito 0,43 euro, dal che si evidenzia come la politica di erogazione dei profitti sia improntata a una scure piuttosto violenta. In realtà la situazione appare più complessa, poiché il dividendo complessivo (acconto più saldo) si strutturerà d’ora in poi su una modalità flessibile, impostata su una base fissa di 0,36 euro e su una discrezionale componente variabile riconosciuta nel caso la quotazione del Brent superi i 45 dollari al barile entro fine anno. Attualmente questa tipologia di greggio si muove sui 41 dollari e le probabilità che oltrepassi i 45 sono marginali nonché limitate a valori modesti. Basandosi quindi su pure ipotesi la forchetta 0,36 (nel caso più negativo) – 0,40 euro (in caso positivo) può portare a un “dividend yield”, in base alla quotazione di chiusura di ieri di 7,61 euro, prevedibile fra un 4,7% e un 5,2% lordi (corrispondenti a un 3,48% e un 3,85% netti). Il match – pur incerto – finisce pertanto in un quasi pareggio, con però maggiori potenzialità dell’azione Eni di muoversi al ribasso – occasione utile per aumentare il “dividend yield” – o di rimbalzare nel medio termine – opportunità per plusvalenze sul fronte del capitale investito. 

Prevale il compromesso

A chi voglia un suggerimento operativo quella di una via di mezzo basata per una parte dell’investimento su un Etf a distribuzione mensile e per l’altra parte sull’azione Eni può essere un accorgimento per garantirsi un flusso di rendimento cedolare continuativo nel tempo e una potenziale plusvalenza azionaria assecondata da un dividendo comunque dignitoso. Il confronto non vede quindi un vincitore netto. Cosa succederà invece con i prossimi raffronti, che pubblicheremo nelle settimane a venire? Presto ve lo sveleremo.