La batosta del lunedì nero si fa sentire non solo nel settore azionario ma anche in quello obbligazionario, seppur in maniera diversa. Mentre sul primo fronte è una questione di quotazioni sul secondo si esprime soprattutto in termini di liquidità, il che in parte risulta inevitabile. Questa la situazione in base alla seduta di ieri.

Governativi, le duration penalizzano

Dalle scadenze decennali in poi gli spread si sono ampliati un po’ su tutti i titoli di Stato. Gli indicizzati all’inflazione tedeschi (Bund€i) e francesi (Oat€i) non sono mai stati campioni di liquidità in Italia, anche perché penalizzati dalla concorrenza dei nostri Btp€i. In ogni caso ieri si sono visti spread di mercato su Tlx di oltre 500 punti base sulle vite residue a dieci anni. Se un Oat 2,30% mg2030 a tasso fisso (Isin FR0011883966) non imponeva più di 60 pb un equivalente Oat€i 0,7% inflation linked 25lg2030 (Isin FR0011982776) richiedeva 430 pb. Sul fronte Bund€i un più corto 15/4/2023 (Isin DE0001030542) esigeva ben 500 pb. Situazione altrettanto pesante sul fronte tassi fissi: il Romania 2%ge2032 (Isin XS2109812508) si è mosso con una forchetta sul primo livello di book a 460 pb. Situazione esasperata per le vite residue più lunghe in assoluto. Gli Austria Matusalemme 2086 e 2117 a tasso fisso, rispettivamente con cedole 1,5 e 2,1%, hanno addirittura visto il book vuoto, a causa di quotazioni ormai fuori controllo a 166,8 e a 226,7 euro. Problemi anche per altri governativi, quali i Belgio, Cipro, Croazia, Finlandia, Irlanda, alcuni Spagna e i Norvegia, tutti molto aperti nel “bid”-“ask”. L’Olo belga 5% 2035 ha raggiunto quasi i 900 pb! Che il problema sia grave lo dimostra perfino il T-Bond 2,5% 15fb2045 (Isin US912810RK60), logicamente in Usd: pur ben scambiato, al punto da entrare nel pomeriggio nella top-five dei leader di mercato, non è riuscito a staccarsi dai 150 pb di spread.

Per gli high yield difficoltà annunciate

L’impatto dei realizzi massicci su Etf e fondi relativamente a corporate e high yield si è fatto sentire sulle scadenze molto lunghe, al punto tale che l’Amazon 4,25% 22ag2057 in Usd (Isin US023135BM78 – rating AA-) non è riuscito a staccarsi dai 700 pb. Anche qui è la duration a penalizzare il comparto dei titoli a migliore valutazione di credito, mentre i timori sono ben peggiori per gli high yield. Su quest’ultimo fronte il problema si è manifestato a macchia d’olio, colpendo sia le scadenze lunghe (poco trattate) sia quelle corte. Il virus è partito dal comparto dei bond petroliferi, i più speculativi in assoluto da tempo. Dopo le buone performance del 2019, le obbligazioni del mondo oil Usa hanno cominciato a manifestare debolezza, trasformatasi ieri in crollo, talmente violento da estendersi a tutti gli indici e quindi ai relativi Etf. L’iShares iBoxx $ High Yield Bond ha toccato in seduta un calo dell'8,1% e l’Spdr Bloomberg Barclays High Yield Bond di quasi il 15%, sebbene le chiusure siano risultate meno penalizzanti.

Default in crescita

Il barometro è in effetti passato sull’indicazione tempesta per gli high yield petroliferi, a seguito del crollo di prezzo del greggio, al punto tale che Deutsche Bank prevede un forte aumento dei default nel settore, con una percentuale che potrebbe salire al 15% secondo i suoi analisti, a causa della sovrapposizione di fattori negativi. Che si possono così sintetizzare: le redditività delle società stanno crollando, rendendo difficile il pagamento degli interessi, mentre il costo di possibili rifinanziamenti cresce, causa il “sell-off” dei mercati. Di qui è scattato il ciclone, estesosi perfino ai governativi di altre aree del mondo. Una pessima seduta – come quella di ieri – può essere solo un caso ma il sentiment generale appare molto più negativo e fa intravedere una netta inversione di trend. Le prossime due/tre giornate saranno eloquenti in merito. Certo è che nelle ultime ventiquattro ore l’operatività in generale nell’obbligazionario ha visto registrare una svolta profondamente peggiorativa nei suoi parametri di riferimento.