Pomeriggio d’inferno ieri per l’obbligazionario in dollari, a cominciare naturalmente dai Treasuries.  Il decennale è di colpo salito di rendimento dallo 0,81% allo 0,96%, facendo temere una possibile rottura al rialzo addirittura dell’1%. Poi, con il proseguire delle ore, le vendite si sono attenuate ma di poco e il dieci anni si è infine attestato allo 0,91%. Il trentennale ha invece sfidato l’1,75% per chiudere sull’1,69%. Il perché di un vero e proprio terremoto è presto spiegato, in quanto paragonabile ai motivi del netto rimbalzo dell’azionario, sebbene spentosi in chiusura di giornata. L’effetto congiunto dell’elezione del nuovo Presidente Biden e dell’annuncio del vaccino da parte di Pfizer (più il secondo del primo) ha spinto i mercati a credere in un possibile miglioramento a breve/medio termine del quadro economico e soprattutto a temere che il piano di ulteriori stimoli previsto per fine anno scivoli al 2021 e si trasformi in un mini intervento, a causa anche dei contrasti fra Democratici e Repubblicani. Un mix così improvviso di mutazioni ha spronato gli investitori a vendere Treasuries, ad acquistare in parte Tips (inflation linked) e ad aumentare l’esposizione al rischio.

Stesse difficoltà nell’area euro

L’onda d’urto è stata altrettanto violenta sul fronte europeo, con il decennale tedesco passato dal negativo 0,64% al negativo 0,49% e con inevitabile ripercussione sui Btp. Tutti i lunghi hanno subito un influsso rilevante, confermando un impetuoso incremento della volatilità intraday, cui si accennava già nell’articolo di ieri. Più dei nostri titoli di Stato sono stati però colpiti gli extralunghi a rendimento negativo del contesto centro europeo: l’Austria 0,85% scadenza 2120 (Isin AT0000A2HLC4) ha perso il 5,8%, precedendo il Bund 0% scadenza 2050 (Isin DE0001102481), sceso del 3,6%, mentre il Btp 2,8% scadenza 2067 (Isin IT0005217390) si è limitato a un -2,9%. Il rendimento del decennale italiano ha subito comunque un altrettanto veloce urto, salendo allo 0,72%. Nell’arco quindi di poche ore il panorama è cambiato totalmente, seppur con nessuna certezza che tale resterà nelle prossime sedute. I movimenti sono apparsi infatti troppo repentini per non consigliare prudenza.

Il nervosismo degli istituzionali

Cosa c’è da aspettarsi ora? L’irrequietezza evidenziatasi sul mercato deriva dal fatto che i “big” hanno perso il treno, preceduti da chi ha le mani più libere nel vendere. Lo dimostra il fatto che i volumi per esempio sul Btp 2067 siano sì aumentati ma non eccessivamente. Ci sarà quindi il colpo di coda di un riposizionamento sugli acquisti? Gli indicatori tecnici fotografano una situazione – malgrado tutto – ancora di forza. Il candelone rosso del Future long term ha toccato con le rispettive estremità, superiore e inferiore, due trendline - rialzista e ribassista – in realtà poco inclinate. La chiusura a 149,46 l’ha riportato nell’area di congestione dell’ultima settimana di ottobre. Solo una discesa sotto i 149 e verso il supporto dei 148,3 confermerebbe debolezza, che un’unica pesante seduta in negativo non può certificare. 

10 years Us Future al test della 200

Situazione decisamente più complessa invece quella del derivato sul decennale Usa. Il trend discesista delle ultime sedute non appare così pesante come farebbe pensare il movimento di ieri. Assomiglia infatti a quello di inizio giugno, con una differenza però: allora la media mobile a 200 era lontanissima. Ora non solo si è avvicinata precipitosamente ma ieri è entrata in contatto con la candela di giornata. È questa la vera novità, da seguire con estrema attenzione. Se il movimento ribassista proseguisse inizierebbe una nuova fase, imprevedibile solo ieri mattina. La repentinità del tutto porta però a credere che si sia trattato di un sell off certamente brutale ma dettato da un’inattesa sovrapposizione di fattori. Il colpo di coda, cui si accennava, non è quindi da escludere. Con l’efficacia e la diffusione del vaccino anti Covid che guideranno le reazioni dei mercati nei prossimi mesi.