Movimenti di prezzo incoerenti nell’ambito dei bond in lire turche: la volatilità torna a salire su questo fronte, sebbene non abbia mai registrato negli ultimi anni livelli di normalità. Si possono così conseguire performance da trading azionario a chi sappia gestire una situazione oltre ogni limite, purché assecondato da un conto in valuta, presupposto insostituibile in presenza di una divisa che continua a indebolirsi. Rotta lunedì quota 9 Eur/Try con una consistente candela rossa, la moneta euro asiatica non dà alcun segnale tecnico che faccia intravedere possibili punti di arrivo, anche perché è ancora lontana - nella fase in corso – da un tentativo di assestamento verso la trendline - logicamente ribassista per la lira - orientata nella direzione di un ulteriore crollo. Il tutto comporta uno scompiglio per le quotazioni delle emissioni in lire, che va ben oltre quanto la teoria motiverebbe. Infatti l’improvviso aumento dei tassi di interesse al 10,25% ha portato solo confusione in un mercato che ha reagito in maniera convulsa, concedendo fulminee occasioni a chi opera in maniera veloce sulle quotazioni dei bond in Try.

Una curva impazzita

Il rialzo del tasso ha impattato poco sul rendimento del governativo di Ankara, passato dal 13 al 13,45%, meno di quanto ci potesse attendere, poiché giudicato scelta momentanea per tamponare la debolezza della valuta. Non c’è strategia nella decisione e soprattutto non c’è il segnale di un’inversione all’insù dopo la violenta discesa del costo del denaro da oltre il 20% all’8,25% realizzata nell’arco di un anno. Questo però è il quadro politico/monetario. Cerchiamo invece – come al solito – di fornire dei dettagli operativi. Cominciando dalla curva dei rendimenti riferiti alle emissioni quotate su Borsa Italiana. Che evidenzia yield maggiori per le scadenze corte rispetto a quelle medie e lunghe, indice di possibili ulteriori tensioni. Le vite residue fino al 2022 rendono di più rispetto a quelle lunghe, sebbene queste ultime siano prevalentemente zero coupon, comportando un’inversione rispetto a quanto avvenuto nell’estate, quando era apparso più conveniente effettuare switch fra le varie scadenze passando dalle corte sulle lunghe. È quindi su un trasferimento tattico da un’emissione all’altra che oggi si intravede l’ultima vera possibilità di profitti, pur dovendo tenere conto di una liquidità che varia di seduta in seduta e perfino di ora in ora. 

Storie di singoli titoli

L’Ifc/World Bank 16% Ag23 Try (Isin XS1860980058 – taglio 10.000) a 102,5 con spread denaro-lettera piuttosto ampio, garantisce sul Mot uno yield indicativo sul 15% (più precisamente 14,86% al prezzo di chiusura di ieri). Attenzione però al fatto che su molte altre Borse europee il valore sale oltre il 16,5%.

Il classico cavallo di battaglia Bei 9,25% Ot24 Try (Isin XS1115184753 – taglio 1.000) premiante in termini di spread, contenuto in 50-60 pb, ritorna sui 96,8 con yield al 10,2% ma se scendesse sotto i 95 potrebbe ritestare minimi sui 90 già toccati ad agosto.

Un titolo che è una storia a parte è l’Ebrd 24% St21 Try (Isin XS1877643350 – taglio 10.000): improvvisamente risale di yield al 13% sul Mot ma lo si riscontra anche oltre il 16% su altre Borse europee, confermando forti disallineamenti dovuti a spread instabili.

Infine il Bei 17% Fb23 Try (Isin XS1861204938 – taglio 1.000) identifica forse meglio di tutti il quadro molto confuso, con un rimbalzo in pochi giorni da 101,5 a 106,6 e una ridiscesa a 103, con yield sul 15%.

Niente più regole

Rendimenti disallineati, spread che si aprono e si chiudono in maniera disordinata, prezzi molto diversi per lo stesso titolo fra le diverse piazze di quotazione: in sintesi molte difficoltà per chi non sia iper esperto in campo obbligazionario. Con un consiglio spassionato: meglio astenersi nella fase in corso da qualsiasi operatività sulla lira turca, non solo e non tanto per la debolezza strutturale della valuta ma anche per un mercato che sembra voler rifiutare le regole di fondo della composizione dei prezzi, spostandosi all’impazzata.