Taglio dei tassi di interesse a zero da parte della Fed: la decisione è stata presa a sorpresa nella notte, con un’operazione definita d’emergenza, la prima dopo la crisi del 2008-2009. E non solo. Parte un nuovo Quantitative Easing anche oltre Oceano per 700 miliardi di dollari, riferito a Treasuries (500 miliardi) e obbligazioni garantire da mutui (200 miliardi), il che decollerà già da oggi. La stessa Fed ha dovuto ammettere che il tutto si realizza nel contesto di un’azione concordata con le altre maggiori Banche centrali, del mondo, ovvero Bce, Bank of England, oltre a quelle di Canada, Giappone e Svizzera, incentrata anche in un taglio di 25 pb per i contratti swap, allo scopo di aumentare la liquidità da parte del sistema finanziario. Di fatto si ripete la stessa scena già vista dopo il fallimento di Lehman Brothers, sebbene in una situazione totalmente diversa. 

Le prime reazioni

Un’onda di panico ha letteralmente abbattuto le Borse asiatiche, mentre i segnali anticipatori sui Treasuries ieri sera sono risultati violenti con una forte corsa delle quotazioni e una discesa del rendimento del decennale allo 0,64% dallo 0,95% della chiusura di venerdì, discesa che certamente proseguirà nella seduta odierna con un possibile arretramento poco sopra lo 0%. Il problema vero della seduta sarà però quello della liquidità dei mercati. Potrebbe bloccarsi sull’effetto di un’angoscia generalizzata, che nel week-end ha trovato benzina nelle notizie di una devastante crisi economica in Cina: -13,5% la produzione industriale e -20,5% le vendite al dettaglio. C’è chi prevede già che trend similari possano colpire Europa e Usa e chi invece si preoccupa per il ritardo con cui alcuni Paesi si sono attivati nei meccanismi sanitari contro il Covid-19. 

Il tutto sarà sufficiente?

Quanto più sorprende negli impatti immediati sta però nella sostanziale tenuta del dollaro almeno contro l’euro. I movimenti sono risultati abbastanza marginali considerando la portata degli interventi della Fed, con un “range” fra 1,1077 e 1,12, limitato rispetto a un taglio dei tassi così corposo. E’ pur vero che le prime dichiarazioni degli operatori profesisonali appaiono improntate a forte preoccupazione e che quindi la valuta in un simile contesto viene riconosciuta come attracco di salvataggio ma per quanto ancora? In realtà alcune voci hanno espresso incertezza sull’operazione, considerata troppo consueta per la gravità del momento e soprattutto lenta nella sua trasmissione a favore dell’economia reale. Dato il quadro di blocco delle attività commerciali e produttive in troppi Paesi del mondo, c’è chi avrebbe preferito un’alternativa di “helicopter money”, cioè di distribuzione di denaro liquido alle famiglie, il che non si esclude per i prossimi mesi. Adesso però l’emergenza sta nella liquidità del sistema e le soluzioni possibili si limitavano a quelle appunto annunciate. Occorre ora attendere e vedere se saranno sufficienti, vista l’unicità della situazione. Intanto vendere e compare obbligazioni sarà sempre più difficile.