I media internazionali hanno lanciato negli ultimi giorni un grido d’allarme: tornano i Pigs (nella versione originale, ovvero con una sola i, escludendo la seconda riferita all’Irlanda). In altre parole si starebbe per assistere nei prossimi mesi o anni a una crisi del debito per Portogallo, Italia, Grecia e Spagna simile a quella post 2008? Il dubbio è venuto a vari analisti, citati appunto dai media, dopo gli interventi massicci della Bce per sostenere il debito di questi Paesi nella crisi coronavirus. Traslato in termini operativi ci sono occasioni di “buy” sul fronte Pigs o è meglio starne fuori? Per verificare la situazione abbiamo messo a confronto quattro governativi dei rispettivi Paesi su scadenze 2024, titoli tutti quotati sul regolamentato di casa nostra. I numeri che ne escono sono abbastanza tranquillizzanti e risultano tali anche per i Btp, pur reduci dalla tormenta degli ultimi giorni. Questi i risultati in base alle quotazioni di ieri. 

  • Portogallo – Il 5,65% 15/2/24 (Isin PTOTEQOE0015) quota sui 119,4 euro con rendimento a scadenza dello 0,50%. 
  • Italia – L’1,85% 15/5/24 (Isin IT0005246340) si muove sui 101,9 euro, il che comporta uno yield dell’1,37%.
  • Grecia – Il 3,45% 2/4/24 (Isin GR0114031561) si piazza sui 104,4 euro con rendimento del 2,20%. 
  • Spagna – Il 4,8% 31/1/24 (Isin ES00000121G2) prezza 115,9 euro con yield 0,53%. 

Il primo verdetto risulta nel complesso positivo, anzi forse troppo positivo considerando rendimenti che non fotografano i rischi che la nuova situazione comporta per i debiti pubblici dei quattro Paesi. Verifichiamo allora le rispettive curve allo scopo di accertare eventuali anomalie su scadenze più lunghe, soprattutto dopo la seduta di ieri improntata ad acquisti concentrati su quelle corte.

Cosa dicono le “yield curve”

Cominciamo dal Portogallo, che ha registrato movimenti violenti sulla parte corta, cioè per le scadenze fino a un anno e poi a due anni. In chiave di rischio/rendimento solo le extralunghe rendono bene (il 30 anni l’1,87%) , mentre dai sette anni in giù si scende sotto l’1%. Sull’Italia il mercato si è concentrato sulle vite residue a un anno (0,53% di yield), mentre i trentennali e oltre sono rimasti deboli. Attenzione però a un appiattimento nel tratto due-tre anni, segnale piuttosto negativo se confermato nelle prossime sedute. Situazione più anomala per la Grecia, che mostra un andamento “flat” fino ai 6 mesi per poi irripidirsi violentemente all’1,8% del 5 anni e al 2,32% del 10 anni, il che porta a pensare che la quotazione in corso del 2024 – di cui si è detto prima – sia elevata. Infine la Spagna ha evidenziato forti acquisti sulla parte corta (fino al 3 anni) per indebolirsi in quella lunga. 

Le incertezze permangono

Se il mercato non dimostra particolari preoccupazioni nel breve e compra titoli di Stato Pigs fino a scadenze di due/tre anni sembra invece ambiguo sulle vite residue successive. Teme in altre parole la normalizzazione post emergenza Covid-19, quando i debiti pubblici monstre torneranno a pesare e non poco. I problemi quindi si riproporranno e ciò deve indurre gli investitori a non concentrarsi su specifici tratti della curva allo scopo di ammorbidire rischi oggi forse sottostimati ma che in futuro potrebbero tornare a ripresentarsi.