Fermo attorno al livello degli 1,18/1,185 contro euro da fine luglio, il dollaro ricomincia a essere un asset anti rischio di fronte alle tante incertezze, soprattutto dei mercati azionari tecnologici e delle tensioni con la Cina. È quindi finita la fase di debolezza? Segnali in tal senso non ce sono: per ora si può parlare di trend neutrale, il che è confermato dalla perfetta sovrapposizione fra la media mobile a 10 sedute e quella a 40. A seconda delle relative evoluzioni si avranno nei prossimi giorni indicazioni su come potrebbe evolvere nel breve termine il cross Eur/Usd. I livelli da monitorare sono comunque di 1,206, sopra il quale la stanchezza del biglietto verde aumenterebbe, e di 1,175/1,171, sotto il quale si potrebbe individuare un primo indizio di maggiore forza. Sono valori tutto sommato compressi, che confermano l’incertezza del momento.

L’obbligazionista può muoversi così

Domande poste mille volte nelle ultime settimane: 1°) che si fa con il reinvestimento delle cedole? Si comprano altri bond oppure si trasferisce l’importo in euro puntando su un suo ulteriore rafforzamento? 2°) non è che si sta perdendo l’occasione di un biglietto verde a 1,185, che potrebbe trasformarsi in motivo di profitti nel medio/lungo termine? Cosa suggerisce l’analisi tecnica l’abbiamo visto. Ci sono tuttavia dei punti interrogativi molto più strutturali che di risposte non ne possono dare. Il principale riguarda le incertezze sulle elezioni presidenziali e i loro effetti in ambito economico. 

Fatto 100 quanto destinato al $

In un quadro così complesso una scelta univoca (comprare o vendere) avrebbe poco senso. Sia che si disponga di dollari derivanti da cedole, nel caso non si utilizzi un conto in valuta, opzione che cambierebbe totalmente il discorso, sia che si voglia tornare a trasferirsi dall’euro al biglietto verde per i maggiori rendimenti, l’opzione più conveniente sta nel pianificare una strategia a livelli. Un terzo o poco più collocato in “buy” a 1,185, considerando che nell’ultimo anno il “range” del cambio si è mosso fra 1,064 e 1,201, ha senso, mentre l’importo residuo deve rimanere liquido in attesa di evoluzioni. Molti analisti e gestori ritengono che nel lungo periodo il dollaro si indebolirà ulteriormente, con un potenziale successivo calo massimo fra il 5 e il 10%, che colmerebbe in larga misura il divario con le valutazioni riferite alla parità di potere d’acquisto. È pur vero che una simile situazione potrebbe determinare un riavvio dell’inflazione oltre gli “incerti” target della Fed, convincendo ancor più gli investitori a non esagerare con l’acquisto di tassi fissi e a rinsaldare le posizioni sui “linked” nonché a riprogrammare lentamente rientri sui tassi variabili.  Si ipotizzerebbe allora un secondo livello di entrata attorno a 1,26/1,27 se l’opzione pessimistica avesse il sopravvento. 

Terza quota per eventuali scossoni

Resterebbe un altro 30 % circa in liquidità di quanto destinato a un investimento in dollari. Questa parte potrebbe essere riservata a “buy” in presenza di eventuali repentini movimenti dei rendimenti. Finora abbiamo preso infatti in considerazione solo l’aspetto valutario ma c’è anche il fronte delle quotazioni obbligazionarie. I terremoti del 2020 non sono certo un’eccezione. Negli ultimi anni più volte si sono avvertire scosse telluriche meno rilevanti di quelle causate dal Covid, sebbene significative. Puntare in questa direzione può essere altrettanto interessante e redditizio quanto valutare la variabile del cambio. L’unica certezza che si deve infatti avere è quella delle variazioni dei prezzi di mercato, alla fin fine più rilevanti rispetto al fattore cross, almeno sulla base di quanto hanno indicato gli ultimi tempi.