“Non c’è più niente da fare!”: Lo cantava Bobby Solo in epoche lontane e quel ritornello potrebbe tornare d’attualità per alcuni bond su cui si disperano non pochi obbligazionisti italiani. In realtà qualcosa da fare ci sarebbe, ovvero vendere di fronte a quotazioni in continuo calo. Molti però non lo fanno per un semplice motivo: sperano in un rimbalzo, data l’eccezionalità della situazione. Gli emittenti sono in ordine alfabetico Bombardier, Ford e Pemex, tre storie differenti ma con emissioni dal rendimento nettamente superiore al 10% e che sale perfino al 20%. Di ciascuno abbiamo preso in considerazione una delle scadenze più trattate sul secondario italiano.

Bombardier sembrava salva. E invece!

In Canada si parla addirittura di ristrutturazione del debito! La società aeronautica sta risentendo pesantemente del downgrade di Fitch a CCC rispetto al precedente CCC+, mentre S&P ha imposto un ribasso da B- a CCC+. Intanto la posizione finanziaria viene giudicata insostenibile da parte di vari analisti, a causa del blocco delle attività produttive da coronavirus. I 12.400 dipendenti restano a casa in congedo non retribuito e gli ordini sono crollati. All'orizzonte si profilano scadenze del debito per 1,48 miliardi di Usd nel 2021 e 1,7 miliardi nel 2022. Circa il 60% del totale di 9,32 miliardi dovrà essere rimborsato entro cinque anni. Intanto l’accordo per la cessione del settore trasporto terrestre (treni più autobus) alla francese Alstom dovrà affrontare alcuni ostacoli normativi in area Ue e probabilmente troverà una conclusione entro la primavera del 2021. Il salvataggio si fa quindi attendere. 

Delle quattro emissioni trattate sul secondario in Italia la 7,5% 15mz2025 in Usd (Isin USC10602BA41 – lotto 2.000) quota sui 62-63 $, con rendimento a scadenza attorno al 20%. Lo spread balla sui 200 pb e gli scambi risultano altalenanti. Da segnalare che anche le altre obbligazioni si muovono su prezzi simili: la 7,5% 01dc2024 in Usd (Isin USC10602BF38 – lotto 2.000) si colloca sui 64/65 $ e la 7,875% 15ap2027 sempre in Usd (Isin USC10602BG11 – lotto 2.000) sui 63 $.

Ford, dopo il downgrade

Il motivo del vero e proprio crollo dei bond del costruttore automobilistico Usa dipende dall’abbassamento del rating creditizio a BB+, conseguenza a sua volta del timore che la chiusura delle fabbriche nord americane danneggi profittabilità e flussi di cassa per un lungo periodo. S&P ipotizza addirittura che la valutazione possa essere ulteriormente tagliata in un prossimo futuro, con probabilità data al 50%. Il tutto avviene fra l’altro in un momento complesso per il gruppo, impegnato in una vasta ristrutturazione industriale, dal costo di miliardi di dollari. 

Fra i vari bond di Ford analizziamo il 7,45% 16lg2031 in Usd (Isin US345370CA64 – lotto 2.000), uno dei più liquidi sul mercato regolamentato di casa nostra. Continua il calo della sua quotazione, scesa a 69 $, con rendimento a scadenza del 12,7%. Graficamente non esistono riferimenti validi, perché il titolo non è mai caduto così in basso, e il movimento sorprende ancor più se si considera che a fine gennaio aveva toccato il massimo di 121,9 $. Proposto sia sul Mot sia su Tlx è preferibile trattarlo sul primo. Un livello di inversione rialzista si individua nell’area degli 80 $, sebbene il movimento al ribasso sia stato talmente violento e improvviso da non consentire un’affidabile analisi dei trend. 

Pemex, il declassamento costa

Anche in questo caso – come abbiamo già scritto di recente – il downgrade da BB+ a BB influisce. E’ stato causato dalla limitata flessibilità nel gestire la recessione nel settore petrolifero e del gas, dall’elevata leva finanziaria, dall’aumento dei costi produttivi e dalle rilevanti esigenze di investimento per mantenere i livelli estrattivi e ricostituire le riserve. Notizie delle ultime ore aggravano la situazione: la società ha infatti confermato la decisione di voler raddoppiare le perforazioni in quasi tutti i suoi pozzi e di avviarne di nuovi, il che avverrà in condizioni di mercato assolutamente non redditizie, sulla base di una decisione imposta dal Governo messicano. 

Per Pemex si è scelto – fra i tanti – un titolo corto, il 4,875% 24ge2022 in Usd (Isin US71654QBB77 – lotto 10.000), trattato sugli 88,2 $ con rendimento a scadenza del 13,6%. Pur con una vita residua limitata, soffre di spread piuttosto ampi, penalizzati dall’ampia disponibilità di emissioni, fra le quali i buyers preferiscono soprattutto le lunghe, caratterizzate da cedole maggiori. In termini però di rischio/rendimento la 2022 è una delle più interessanti, pur in presenza di una situazione molto complessa.