La decisione della Fed di estendere “illimitatamente” il suo Quantitative Easing è piaciuta per pochissimo tempo alle Borse nella seduta di ieri. E’ stata invece apprezzata dagli obbligazionisti, che hanno visto il rendimento del decennale Usa scendere da un massimo dello 0,829% fino a un minimo dello 0,692% con un “rush” delle quotazioni quasi da record, seppur preceduto da due accelerazioni al rialzo nelle settimane scorse. La giornata si è però poi chiusa con un po’ di debolezza. Tutto bene quindi? Non tanto se si considera che l’investitore italiano ha potuto cogliere parzialmente simili performance. Il solo titolo sul Mot che ne ha approfittato è stato l’Usa T-Bond 2,5% Fb45 Usd (Isin US912810RK60), rimbalzato del 5,8%, con scambi congrui. Tutti gli altri non ne hanno tratto vantaggio per spread talvolta impossibili. Situazione più favorevole su Tlx, dove i rimbalzi sono stati anche superiori: il T-Bond 2,875% 15mg43 (Isin US912810RB61) è per esempio salito del 6,6% con però pochi scambi. Anche qui l’aspetto liquidità si dimostra il problema maggiore, con spread perfino di oltre 300 pb, semplicemente assurdi per un titolo di Stato statunitense. Purtroppo gli organi di controllo non stanno eseguendo alcuna “bonifica” di un mercato preda solo della speculazione. I Treasuries su Tlx annunciano ben tre “liquidity provider”, dai nomi di Unicredit, Banca Sella e Iccrea Banca, non certo dei pivellini ma che probabilmente guardano da qualche settimana in altre direzioni, visti gli spread imposti. Si potrà dire che è colpa di un mercato desertificato, il che risulta vero soltanto in parte osservando i controvalori trattati. 

Confronto con un vincitore

In questo contesto una parte degli investitori e soprattutto gli istituzionali hanno preferito rivolgersi ai tanti Etf riferiti alla parte lunga dei bond in dollari, tutti ben performanti. L’Spdr Us Treasuries 10+ years (Isin IE00BYSZ5V04) ha chiuso la seduta con un +5,2%, mentre il Lyxor Us Treasuries 10+ years (Isin LU1407890620) si è accodato con un +5,1% e con scambi significativi. Situazione altrettanto favorevole per gli Etf riferiti ai “corporate” in dollari, con l’Xtrackers Usd Corporate Bond Etf (Isin IE00BZ036H21) in forte ripresa - come conferma il suo “rush” del 7,3% - e l’Invesco Usd Corporate Bond Etf (Isin IE00BF51K025) in progresso del 6,8%, emulato dal Vanguard Usd Corporate Bond Etf (Isin IE00BZ163K21).

Prima considerazione: non concentrarsi

Quanto emerso ieri porta a una riflessione iniziale: per seguire i movimenti accelerativi dei Treasuries meglio puntare sugli Etf, più liquidi, reattivi e fedeli rispetto a quanto non può essere il mercato dei singoli titoli, almeno fintanto che il sistema delle contrattazioni non riprenderà a operare in maniera corretta. Non solo: sempre sul fronte Usa ottimo il rimbalzo dei corporate e ancor più di quelli ad alto rating, batostati negli ultimi tempi. Lo dimostra il bond Apple 11/09/2029 cedola 2,2% in Usd rating AA+ (Isin US037833DP29): ieri trattava sui 92 contro massimi a inizio mese dei 106,6. Meglio quindi non concentrarsi – se si vuole investire nell’area dollaro – sui Treasuries, troppo esposti alle dinamiche del debito pubblico in forte crescita, ma diversificare con piccole quote su tanti sottostanti, compresi gli Etf, ormai convenienti in termini di efficienza di prezzo. 

Seconda considerazione: un nemico

Quanto sta avvenendo nell’economia porta a temere un massiccio pericolo disinflattivo anche nell’area del dollaro, con significativi ribassi dei rendimenti nel breve periodo, un ancor più accentuato appiattimento delle curve e solo successivamente modesti aumenti degli yield. Sul secondario ci sono davvero interessanti occasioni da cogliere per combattere questo nemico futuro e mettere così in cascina fieno per i prossimi anni.