Oltre ai Btp e ai mini corporate, quali i Carraro, Ivs, Alerion ecc, le emissioni in euro che riescono a garantire rendimenti accettabili si trovano anche in altri contesti e più in particolare nel mondo high yield al centro di vicende societarie piuttosto complesse. Sono questi i titoli appartenenti a tale categoria, tutti quotati su Borsa Italiana, che analizziamo oggi.

Il Saipem sogna i 100 ma non ci torna

È il calo del petrolio a determinare le incertezze in Borsa del titolo Saipem e quindi di rimando del bond Saipem Finance 2,625% Ge25 (Isin XS1711584430 – taglio 100.000 euro), che da giugno si muove attorno a 100, con deboli tentativi di rompere al rialzo tale livello. Con un rendimento lordo sul 2,6% è a intervalli inattivo negli scambi, dato il rilevante lotto che lo penalizza. Per chi volesse allungare di poco la duration c’è l’alternativa del Saipem 3,375% Lu26 (Isin XS2202907510 – taglio 100.000 euro), presente su Tlx e normalmente più trattato rispetto al precedente, con uno yield che si aggira fra il 3,4 e il 3,6% (ultima quotazione ieri a 99,2). Attenzione però in questo secondo caso a spread “bid”-“ask” piuttosto ampi, il che contrasta con il maggiore livello di contrattazioni. Il rating della società è BB+ e c’è chi sostiene che vada di merito inserita fra le “fallen angels”, cioè fra le società downgrdate ma potenzialmente ripromuovibili nelle “investment grade”.

La Telecom a taglio 1.000

Altra storia di sofferenza societaria che però si ripercuote marginalmente sul bond: il Telecom Italia Fin 7,75% Ge33 (Isin XS0161100515 – taglio 1.000 euro) è certamente favorito dal micro lotto operativo nonché da una cedola base di altri tempi. L’emissione è infatti del 2003 e da allora ha continuato ad alimentare, con il suo elevato flusso distributivo, tantissimi investitori. Attualmente quota sui 147,8, con yield sul 3%, che considerando il rating BB+, la durata residua ancora rilevante e le complesse vicende del gruppo porta a un rapporto rischio/rendimento non dei migliori. Uno yield più adeguato si annovererebbe fra il 3,6% e il 4%, su cui il titolo si è mosso in alcuni periodi del 2020, contro un massimo a marzo oltre il 6%. 

Il Pemex tenta il rialzo

L’emittente petrolifero di Stato messicano (rating Fitch BB-) si è sempre contraddistinto per rendimenti significativi, soprattutto in dollari. Nel contesto dell’euro si evidenzia tuttavia il volatile Pemex 5,5% Fb25 (Isin XS0213101073 – taglio 10.000 euro), ben scambiato, seppur meno rispetto a quelli in Usd più generosi. Sui 104,6 di ieri si allinea nel complesso alle quotazioni delle altre Borse e piattaforme in cui è trattato. Con yield al 4,3% non è ai minimi degli ultimi anni (2% a marzo 2020) ma potrebbe muoversi nella stessa direzione se il petrolio tornasse a salire. D’altra parte il Pemex a gennaio prezzava sui 115 euro, per poi crollare a marzo addirittura sotto gli 85.

Fra i Webuild il preferito è il 2024, sebbene…

La nuova denominazione di Salini Impregilo ha richiesto qualche tempo per essere assimilata dai piccoli investitori, che spesso erano incerti rispetto a quel nome inglese pur apprezzabile nella sua sinteticità. Ne hanno risentito i bond? Difficile dirlo, anche perché il tutto è avvenuto in un periodo complesso per il settore delle costruzioni civili. Tre le emissioni quotate in Italia (rating BB-), con la doppia presenza per due tra Mot e Tlx. Penalizzata in termini di quotazioni, la 1,75% Ot24 (Isin XS1707063589 – taglio 100.000 euro), storicamente debole, per ben due volte ha toccato minimi addirittura sui 65 (dicembre 2018 e marzo 2020).  All’attuale livello di 89 corrisponde uno yield sul 4,8%, che considerando la cedola base appare significativo. Bene lo spread “bid”-“ask”. In realtà si può ottenere di più con la meno seguita Webuild 3,625% Ge27 (Isin XS2102392276 – taglio 100.000), che quotando sugli 85-85,2 supera il rendimento a scadenza del 6%, con top al 6,5%, collocandosi al primo posto in assoluto fra i quattro bond oggi analizzati.