I grandi dell’asset management stanno facendo i conti in previsione del 2021. Se c’è divergenza sulla scelta di aumentare le posizioni – relativamente all’obbligazionario in Usd – riferite agli high yield o di preferire all’opposto i meno redditizi ma pur meno volatili corporate “investment grade”, maggiore unanimità si riscontra a favore dei bond “emerging markets” in valute locali. Saranno loro i protagonisti del prossimo anno. Un recente documento diffuso da J. P. Morgan AM riferisce di una redditività media pianificata sul 6,7% delle quattro maggiori posizioni in portafoglio per i suoi specifici fondi: si tratta di Indonesia, Messico, Russia e Sudafrica. Quanto è replicabile assumendosi una certa propensione al rischio? Cerchiamo di verificarlo nell’ottica di un piccolo e medio investitore confrontando le emissioni di organizzazioni sovranazionali quotate su Borsa Italiana, tenendo anche conto dell’importante fattore delle valute, che svolgeranno un ruolo decisivo dopo la loro generalizzata inversione ribassista da effetto Covid. 

6,7% dall’Indonesia? 

Il confronto comincia con la situazione più difficile, visto che i bond in rupie indonesiane quotati sul Mot sono solo due, di cui uno con scadenza maggio 2021. Occorre preferire pertanto il più lungo World Bank Sustainable 6,25% Fb22 Idr Green Bond (Isin XS1941773647), che quota sui 104,6 Idr, con rendimento in corso del 2,04%, ben lontano dall’obiettivo posto. Inevitabile il dover “scommettere” sulla valuta, fortemente indebolitasi negli ultimi mesi. A 17.300 contro euro non dà alcun segnale di rafforzamento e solo un’inversione sotto i 16.500 elargirebbe segnali di consolidamento, nel breve però poco probabili. Il 6,7% non è quindi realistico se non nel medio/lungo termine.

6,7% dal Messico?

In questo caso gli yield salgono con un valore medio sul 4,5-4,7%. Alcune obbligazioni superano tale quota, andando oltre il 5%, sempre che si accettino scadenze lunghe, ovvero di là del 2027. Con gli zero coupon si ottiene anche un 7%, naturalmente a scadenza. Fra le varie opzioni scegliamo allora quella meno costosa. Si tratta dell’Ifc 7% Lg27 (Isin XS1649504096), che garantisce il 5,35% alla quotazione in corso di 108,9. Lo spread rispetto al target del 6,7% si riduce ma in questo caso la valuta ha già messo a segno un buon rinvigorimento sull’euro, passando dai minimi per il peso messicano oltre 27 ai 24,4 in corso. A febbraio scambiava però sui 20. L’effetto pandemia è quindi evidente e lascia sperare in ulteriori slanci dell’Mxn nei prossimi mesi.

6,7% dalla Russia?

Altra situazione particolare, sfavorita dalle quotazioni delle emissioni in Rub decisamente elevate. Il loro rendimento medio relativamente a tutte le obbligazioni trattate sul Mot si limita al 3,8%. Per superarlo di netto occorre rivolgersi a uno zero coupon, l’Ebrd Zc Ge26 (Isin XS1349367547), al momento scambiato sugli 80,3, con yield oltre il 4,4%. Lo spread in confronto al 6,7% è anche qui compensabile solo con lìeffetto valuta, che continua a collocarsi sui 90 contro euro, evidenziando però maggiore volatilità rispetto agli ultimi mesi. Un livello da monitorare per un consolidamento si situa a 86,8, su cui “crossava” a inizio agosto. L’obiettivo quindi del 6,7% è possibile, sebbene con il ruolo decisivo della divisa. 

6,7% dal Sud Africa?

È il contesto più favorevole. Molte emissioni in rand superano infatti il 6% e alcune addirittura il 7%, optando però per gli zero coupon lunghi. Preferendo l’opzione cedola distribuita il migliore risulta il Bei 8% Mg2027 (Isin XS1605368536). Ai 109,7 dell’ultima quotazione di ieri assicura un rendimento del 6,1%, poco inferiore in confronto all’obiettivo 6,7%. Il rand è la valuta che più si è rafforzata sull’euro rispetto ai minimi di aprile e agosto. Sui 18 in corso è all’incirca a metà del movimento di indebolimento iniziato a febbraio, sebbene la situazione Covid sia ancora pesante nel Paese. 

In sintesi

Decisivo l’effetto valute nella prospettiva di ottenere un rendimento del 6,7% dagli “emerging markets”, dato che quello riferito alle singole emissioni obbligazionarie stenta – nel migliore dei casi – a superare il 6%. L’ipotesi di un’inversione delle politiche monetarie espansive nel breve termine appare poco probabile nei quattro Paesi presi in considerazione ma non può essere esclusa nella seconda metà del prossimo anno, poiché lentamente una nuova variabile sta entrando in scena. È quella dell’inflazione. Ne riparleremo.