Quanto si prevedeva è successo: il decennale Usa ha rotto al rialzo il livello dello 0,8% di rendimento in una giornata in cui ha quasi toccato lo 0,84%. È così tornato ai massimi da oltre quattro mesi, in presenza anche di un dollaro debole. Il trend ha interessato altresì il trentennale Usa, cresciuto oltre l’1,6%, con un massimo all’1,65%. La colpa del tutto è da attribuire principalmente al mancato accordo politico negli Usa sul pacchetto di stimoli fiscali ma in realtà – come analizzato martedì da Bond oggi – le ragioni sono pure altre. I T-Bond hanno così subito un consistente calo delle quotazioni, sfiorando il secondo minimo per i lunghi degli ultimi dodici mesi. Il 2% scadenza 2050 (Isin US912810SL35) ha per esempio rivisto i 109 $ e la sua forbice, con valore più alto a 122,5 e più basso a 106,1, è la migliore conferma di una debolezza strutturale che indica inversione di trend per l’obbligazionario in $. È il caso allora di vendere tutto quanto lungo? Forse la situazione non è ancora scappata di mano ma il movimento ribassista, che l’analisi grafica ha realmente confermato tale solo giovedì scorso, sta procedendo con una certa velocità. Meno ovvia l’oscillazione nel caso delle scadenze medie e corte. Lo sottolinea la Us “yield curve” che indica la salita dei rendimenti dal 10 anni in su. Un eventuale accordo sugli stimoli fiscali potrebbe però rimettere i Treasuries sulla rotta di un “upside” delle quotazioni, sebbene con margini meno accentati rispetto a quanto registrato in estate. Si consideri comunque l’1,6% del trentennale come il riferimento più significativo. Se si assistesse a un’intesa e a una discesa sotto questo livello gli extralunghi in $ tornerebbero a correre.

Corporate tesi ma meno

Una verifica di quanto avviene trasferendosi al comparto dei societari in dollari appare più complessa nel caso si esaminino i titoli quotati a Borsa Italiana, poco liquidi e poco scambiati. Ci rivolgiamo allora alle altre Borse europee. Fra i rating A l’Ibm 4% scadenza 2042 (Isin US459200HF10) è salito dal 2,4% di rendimento di agosto al 2,8% di ieri. Nell’ambito degli AA- il titolo benchmark Amazon 2,7% scadenza 2060 (Isin US023135BU94) ha visto aumentare lo yield dal 2,2% di inizio agosto al 2,65% di ieri. Infine tra i BBB il General Motors 5% scadenza 2035 (Isin US37045VAH33) ha invece registrato un trend opposto, con il rendimento sceso al 4% (minimo storico), complice il miglioramento della situazione finanziaria della società. Una conferma lo fornisce su Tlx il General Motors 6,6% scadenza 2036 (Isin US37045VAK61) riapparso sui massimi storici a 125 $. Il trend dei societari in Usd viene avvalorato dalla fase negativa dell’Etf iShares $ Corporate Bond (Isin IE0032895942), sempre ben scambiato ma da settimane inserito in un lento e progressivo ribasso. 

Btp ancora deboli

Non ci sono solo i Treasuries a soffrire. Anche i Btp vivono un momento moderatamente difficile, con il rendimento del decennale quasi allo 0,80% in una giornata caratterizzata da alta volatilità. La relativa forchetta intraday si è infatti mossa dallo 0,729% allo 0,803%, con chiusura di seduta a 0,785%. Il minore interesse nei confronti dei nostri titoli di Stato è confermato dal modestissimo segno più del migliore performer, il Btp€i 3,1% scadenza 2026 (Isin IT0004735152), e dal netto arretramento del peggiore, il solito Btp 2,8% scadenza 2067 (Isin IT0005217390), in discesa dell’1,84%. Tre sedute in rosso hanno riportato il Future long term sotto la media mobile a 10 periodi e ora si impone la tenuta del livello dei 148,24, sebbene dal 2 ottobre l’“upside” sia apparso eccessivo. Nulla è comunque perso, perché il derivato si mantiene ben sopra la trendline rialzista di lungo periodo che l’ha sostenuto negli ultimi mesi. Si muove invece in perfetta lateralità il Future short term (scadenze corte).

Chi guadagna e chi perde

Acquisti sull’AirFrance-Klm 3,75% scadenza 2022 in euro (Isin FR0013212958 – lotto 100.000), che ha messo a segno un +2,86% a oltre 87 euro, con rendimento a scadenza sull’11,6%, mentre le emissioni di Mps hanno evidenziato debolezza dopo il decreto sui crediti deteriorati, grazie al quale la banca sarà privatizzata entro il giugno 2022. Sempre in difficoltà il Carraro 3,75% scadenza 2026 in euro (Isin XS2215041513 – taglio 1.000), scivolato a 99,9, con yield al 3,77%. Sta ripiegando anche l’Italy 2,875% scadenza 2029 in Usd (Isin US465410BY32 – taglio 200.000) ormai sotto i 104, sull’onda di quanto accaduto sul fronte in generale delle emissioni in dollari. Nell’ambito delle valute ancora un leggero miglioramento del rand sull’euro, con la conferma di un posizionamento sotto i 19,5. Infine sul fronte Turchia si attende per oggi una decisione della Banca centrale sui tassi di interesse. Il consensus prevede un rialzo al 12% contro il precedente 10,25%. Possibili quindi movimenti di prezzo delle obbligazioni in Try.