Superbonus e altri bonus edilizi, allo stato costano una cifra record: ecco quanto

Il Superbonus costa allo stato 38 miliardi in più rispetto a quanto atteso, per una spesa complessiva che raggiunge una cifra record. Scopriamo di più.

Progetto casa soldi

Il Superbonus e tutti i bonus edilizi costano allo stato una cifra record, tale da non riuscire a compensare quanto ritorna all'erario attraverso il gettito fiscale.

Questo evidente squilibrio costringe lo stato a stabilire delle limitazioni nella cessione del credito, e se questo reca degli indubbi svantaggi ai cessionari, una cessione del credito senza nessun vincolo aumenterebbe il debito pubblico in maniera eccessiva.

A fronte di una spesa complessiva pari a 110 miliardi di euro, però, non si può fare altrimenti. Vediamo dunque qual è il costo di ogni bonus edilizio per lo stato e com'è cambiato l'impianto della cessione del credito per sbloccare la situazione relativa al blocco della cessione dei crediti.

Superbonus: una spesa record per lo stato

Quando le norme relative al Superbonus 110% sono state emanate, il costo del provvedimento era stimato in 36,55 miliardi di euro.

A dicembre del 2022, però, l'Enea ha diffuso i dati sul mancato guadagno statale per effetto del Superbonus edilizio. In particolare, a fronte di una spesa stimata, pari a 37 miliardi di euro, la spesa effettiva è stata di ben 61,20 miliardi.

Tra l'importo di spesa stimato e quello effettivamente perso dallo stato, la differenza è di quasi 25 miliardi di euro, e questo divario rappresenta quello più elevato se prendiamo in considerazione anche gli altri bonus edilizi.

Bonus edilizi: quanto costano in più

Secondo il direttore Spalletta, anche il bonus facciate ha prodotto una spesa maggiore rispetto al previsto, sebbene in misura inferiore rispetto al Superbonus.

In particolare, il bonus facciate è costato alla nostra nazione ben 19 miliardi di euro, a fronte di 6 miliardi di spesa previsti a monte.

Tuttavia, se il bonus facciate è costato ben 13 miliardi di euro in più, gli altri bonus edilizi si sono mantenuti nel limite della spesa prevista, che è stata pari a circa 30 miliardi di euro complessivi.

Il ritorno nelle casse statali

Se, quindi, il costo di Superbonus e bonus facciate si dimostra eccessivo rispetto alle previsioni, il ritorno nelle casse statali non è capace di fare rientrare la spesa pubblica al 100%.

Per quanto riguarda il Superbonus, vediamo che il 70% della spesa legata al beneficio rientra nelle casse statali, e questo accade per effetto della produzione legata ai lavori di efficientamento energetico.

Inoltre, durante l'estate passata, i costruttori hanno stimato che, a fronte della spesa sostenuta per un progetto tipo, nelle casse dello stato ritorna soltanto il 47% della spesa.

Vantaggi che non sono di poco conto, ma non riescono comunque a colmare, in maniera definitiva, il divario tra entrate e uscite statali prodotto dai bonus edilizi.

Come cambia la cessione del credito Superbonus

Oltre al problema che coinvolge dalle uscite statali, il Superbonus rivela criticità anche nel momento in cui il credito deve essere ceduto.

Il problema del rifiuto proveniente dalle banche di accettare la cessione del credito, come la crisi di liquidità che riguarda imprese e professionisti, portano a continue rivalutazioni della misura, che puntano a sbloccare la cessione del credito e a rivalutare il numero e i tempi della cessione.

Se all'inizio, infatti, non c'erano limiti alla cessione, l'elevato debito statale registrato ha imposto di effettuare delle correzioni per limitare il numero di cessioni.

Come conseguenza di questa limitazione, però, in alcuni casi il cessionario si è ritrovato a non avere la possibilità di spendere il proprio credito d'imposta a fronte di una raggiunta capienza fiscale, e non potendo più cedere il proprio credito per compensare l'importo anticipato.

Onde evitare che il cessionario possa perdere il credito, incentivando nuovamente l'acquisto dei crediti d'imposta da parte delle banche, il decreto aiuti quater ha stabilito che il credito può essere ceduto in un arco temporale più ampio.

Da quattro anni in cui il credito poteva essere ceduto, si è quindi passati a dieci anni, e secondo il direttore Spalletta è ancora possibile intervenire per agevolare la fruizione del credito d'imposta relativo agli interventi effettuati nel 2022.

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